mercoledì, 14 maggio, 2008, 14:57 - Sorveglianza
Era l'ultima frontiera della privacy, l'ultimo muro tecnologico ancora sopravvissuto agli assalti del grande business delle intercettazioni. Ora crolla anche il Voip, il sistema di trasmissione della voce via internet reso famoso nel mondo da Skype. Le chiacchierate tramite Skype finora avevano due cospicui vantaggi. Uno di essere a costo zero o quasi. Il secondo, quello di essere sostanzialmente non intercettabili. Questa caratteristica aveva reso Skype il sistema di dialogo preferito da chiunque dovesse, per motivi più o meno leciti, tutelare come un bene assoluto la segretezza delle proprie comunicazioni. Ma ora la festa è finita. Significativo è che anche quest'ultima picconata al muro della privacy venga dalla Germania: il Paese dove i servizi segreti comprando i tabulati di un impiegato infedele hanno messo le mani sui conti esteri di decine di migliaia di privati cittadini. E dove adesso è la potente polizia bavarese a sfondare il muro di Skype.
Tutto doveva accadere, ovviamente, in gran segreto. A raccontare la svolta è invece Wikileaks, il sito che riceve e rilancia in tutto il web documenti riservati di ogni provenienza. E che nei giorni scorsi ha messo in rete il carteggio tra la polizia di Monaco e DigiTask, la società di software tedesca che ha elaborato il sistema per sgretolare il muro di Skype.
La principale difficoltà nell’intercettare Skype era sinora costituita dall’algoritmo di criptazione utilizzato dal programma per trasformare in impulsi elettronici le voci da intercettare. Contro questo muro, per fare un esempio recente, si erano imbattuti in Italia i carabinieri del Ros nell’estate del 2006, indagando sul sequestro del finanziere Gianmario Roveraro. L’esperto informatico della banda dei rapitori, Emilio Toscani, poi condannato all’ergastolo, aveva allestito per le comunicazioni interne al gruppo una serie di utenze Skype. I carabinieri erano riusciti a convincere E-Bay, proprietaria di Skype, a fornire - con una triangolazione dall’Australia - i numeri telefonici legati alle utenze. Ciò nonostante il contenuto delle conversazioni era rimasto irraggiungibile. Ma la caccia alla parola magica per «forzare» Skype è continuata.
Il documento pubblicato ora da Wikileaks porta la data 4 settembre 2007, ma dalla sua lettura si intuisce che sistemi analoghi fossero a quella data già impiegati dalla polizia bavarese. Il servizio offerto da Digitask consente di intercettare sia i dialoghi via Skype sia quelli via Ssl, un altro sistema di criptazione molto diffuso, ed è basato su quello che in gergo viene chiamato un trojan, un cavallo di Troia: un intruso che si inserisce con un trucco nel computer da cui partono le conversazioni via Skype, sia vocali sia scritte (le cosiddette chat). Il trojan può essere inviato sia con una e-mail sia inserito fisicamente, con una incursione notturna nei locali dove è custodito il computer. Le conversazioni vengono deviate verso un proxy, una specie di diaframma che viene collocato tra il computer da intercettare e il server su cui si appoggia.
Il «pacchetto» completo - in grado di intercettare sia Skype sia Ssl - viene offerto dalla Digitask alle forze dell’ordine tedesche alla rispettabile cifra di 20mila euro per ogni computer da intercettare. Da notare che, con un piccolo aumento, viene offerta alle forze di polizia la possibilità di occultare l’identità dell’ufficio da cui è partita l’intercettazione.
Fonte: www.ilgiornale.it
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martedì, 6 maggio, 2008, 09:27 - Sorveglianza
Ragni, serpenti e libellule: creature artificiali ideate per salvare la vita dei soldati, spiando il nemico con discrezione.
Salvare le vite di soldati e civili, mandando in avanscoperta piccoli robot con le fattezze di insetti, ragni e serpenti che permettano alle truppe di valutare una situazione prima di intervenire: sono gli obiettivi della tecnologia sviluppata da Bae System e che potremmo vedere in azione entro la fine dell'anno.
Nel video dimostrativo pubblicato da Bae System degli ipotetici soldati si servono dell'intervento dei piccoli robot per l'esplorazione di una zona potenzialmente pericolosa senza mettere in pericolo le proprie vite o quelle di eventuali ostaggi.
"Le piattaforme robotiche estendono i sensi dei combattenti e la loro portata, fornendo capacità operative che sarebbero altrimenti costose, impossibili, o mortali" dice Joseph Mait, manager del progetto Mast (Micro Autonomous Systems and Technology - MicroSistemi e Tecnologia Autonomi).
Il controllo degli insetti robotici avviene tramite radiocomando: sono allo studio automi che sappiano arrampicarsi come dei ragni, altre che riescano a strisciare come serpenti e altre ancora che possano volare come delle libellule. Minivideocamere e sensori di vario tipo potranno esservi montati, al fine di rilevare armi radioattice, chimiche o biologiche.
Sebbene per il momento esistano solo sulla carta, questi minuscoli robot già destano preoccupazione in chi ne vede l'utilizzo al di fuori delle operazioni di guerra. Potrebbero essere usati per uno spionaggio discreto ed efficiente: c'è chi paventa la fine della privacy.
In fondo a chi, leggendo di questa tecnologia, non è venuto in mente Tom Cruise che fugge dai ragni meccanici in Minority Report?
Fonte: www.zeusnews.it
domenica, 4 maggio, 2008, 22:11 - Varie
«INTERCETTARE i dipendenti mentre lavorano? Non mi pare che la legge lo preveda e, ad ogni modo, andrebbe verificata la legittimità delle apparecchiature che sono state usate per farlo». A sostenerlo è l’avvocato Franco Palmiro Tosini che ha assunto la difesa di cinque dei 22 agenti delle Volanti, accusati anche di aver dormito nell’auto di servizio, indagati per abbandono di posto con interruzione di servizio, falso in atto pubblico e truffa ai danni dello stato.
Accuse arrivate in seguito a un’indagine della squadra mobile partita in occasione dei controlli fatti dalla questura al «Tira tardi» — il locale di viale Porta Po che si era trasformato in un vero e proprio market della cocaina e che è stato chiuso nelle scorse settimane con 16 persone finite in carcere — che, probabilmente, non sono stati graditi da una delle persone finite nell’inchiesta. Sarebbe stato proprio uno dei segnalati, infatti, ad essersi rivolto ai carabinieri dicendo che un agente gli aveva chiesto dei soldi per chiudere un occhio.
A quel punto i militari hanno deciso di trasmettere tutti gli atti in Procura e il pm che è stato incaricato di svolgere le indagini — il sostituto procuratore Ciro Alberto Savino — ha allertato proprio la squadra mobile. E’ così sono scattate le indagini con le relative intercettazioni ambientali. Intercettazioni che hanno dimostrato l’assoluta estraneità ai fatti del poliziotto ma che hanno portato alla luce come dei 30 agenti che prestavano servizio alle Volanti, 22 non abbiano sempre rispettato la tabella di marcia prevista per i pattugliamenti notturni, da mezzanotte alle 7 di mattina.
MA, una volta che le indagini — fatte con gps e ‘cimici’ — hanno dimostrato che l’agente accusato di concussione era ‘pulito’, le intercettazioni ambientali potevano essere usate ‘sorvegliando’ dei dipendenti pubblici che non ne erano a conoscenza? E’ proprio ciò che si domanda l’avvocato Tosini che, ora, valuterà quali contromosse adottare a favore dei suoi assistiti.
Fatto sta che, tra le accuse a carico degli agenti, c’è anche quella di falso in atto pubblico perché, in sostanza, avrebbero compilato il diario di bordo facendo risultare un tracciato soltanto in parte effettuato oppure svolto facendo delle deviazioni. «In alcuni casi, però — tiene a precisare l’avvocato Tosini — ci sono dei semplici errori materiali nella compilazione del diario di bordo e questo lascia intendere l’assoluta buona fede di chi gli ha redatti». Errori in buona fede, dunque, e nessuna volontà di imbrogliare.
E le deviazioni fatte e non previste dal tracciato? Beh, se queste ci sono state in risposta a una chiamata di soccorso, non c’è bisogno di dire altro. Come sarebbe avvenuto in un caso quando una pattuglia di agenti avrebbe fatto un cambio di rotta verso l’ospedale dove era stato richiesto il loro intervento. Una deviazione sicuramente ma per ‘nobili’ motivi.
E se, invece, in altri casi, i poliziotti avessero deciso di andare a prendere un caffè per riprendere un attimo le forze cercando magari l’unico locale aperto nel circondario? Qui il discorso si fa più difficile e, chiunque sa cosa significhi lavorare, può rispondersi da sé. Ci si può consentire una breve pausa dopo una notte intera passata a sorvegliare vie e viuzze? O quei 10 minuti possono essere decisivi per la lotta al crimine?
A FARE CHIAREZZA sarà la magistratura verificando le accuse a carico di ciascun indagato e quanto effettivamente siano durate le pause. Alcuni degli agenti pare siano finiti nei guai anche per essere rientrati in questura anticipatamente quando, invece, dovevano essere ancora in pattugliamento. Ma loro si difendono dicendo che era per compilare gli atti di servizi appena svolti.
«Vorrei esprimere il mio apprezzamento per come i sindacati e la questura hanno gestito la vicenda — conclude Tosini — dimostrando la cautela che serve in questi casi. Ad ogni modo non credo fosse necessario coinvolgere la giustizia penale. La cosa andava risolta in ambito giuslavorativo».
Fonte: ilrestodelcarlino.quotidiano.net
domenica, 4 maggio, 2008, 22:05 - Controsorveglianza
Telefonate fatte con il cellulare o col telefono di casa impossibili da intercettare, da ascoltare e quindi da rendere pubbliche. A sviluppare la tecnologia che renderà possibile tutto questo è l’italiana Khamsa che, con l’apporto del massimo esperto di crittografia al mondo, Philip Zimmerman, sta studiando il trasferimento del protocollo ZRTP dalla tecnologia VoIP a quella GSM, PSTN e ISDN, ovvero quelle utilizzate dai cellulari e dai telefoni di casa.
ZRTP, estensione del Real-time Transport Protocol creato da Zimmerman, offre qualcosa che altri non fanno. ZRTP genera infatti una chiave in tempo reale che viene trasmessa dal chiamante a chi riceve la telefonata. Questo offre un vantaggio non da poco: a possedere l’unico modo per ‘leggere’ la chiamata sono i telefoni dei due interlocutori, e non la società che offre un eventuale servizio. Che, senza andare troppo in là con la fantasia, potrebbe un giorno decidere di cedere la chiave a qualcuno interessato ai contenuti. Perché ora a essere interessati alle conversazioni non sono più gli hacker che si ‘divertivano’ a dimostrare di essere in grado di intercettare le comunicazioni. Sono le mafie, le criminalità organizzate che attraverso il contenuto di una telefonata possono poi muoversi per perpetrare crimini. Basti pensare a una conversazione tra due vertici di una grande azienda che finisca in mano alla concorrenza, oppure se quella di un magistrato antimafia che parla con la moglie e rende noti i suoi spostamenti venga intercettata da un clan mafioso. In Brasile, ha spiegato Zimmerman oggi durante un seminario al Politecnico di Milano, “con circa 4000 euro dati a ‘chi di dovere’ si possono avere trenta giorni di conversazioni delle aziende concorrenti”.
Inoltre, a differenza delle soluzioni proprietarie presenti sul mercato, il protocollo ZRTP è sostanzialmente open source. Non nel senso stretto del termine, perché le eventuali modifiche le apporta Khamsa, ma la sua chiave è pubblica, le basi della sua programmazione sono alla portata di tutti e tutti possono intervenire per migliorarlo. L’azienda ha reso già disponibile il software che utilizza il protocollo per i cellulari Nokia e che permette la protezione delle chiamate, degli sms e della posta elettronica. In futuro, nei piani di Khamsa, sono previste le versioni per Windows Mobile e Blackberry, così da andare incontro alle necessità di chi usa il cellulare per business. Mentre per l’Apple iPhone ancora presto per dire se e come, ma non è escluso che arrivi anche per lo smartphone di Cupertino.
Ciò che Khamsa ha come obiettivo è “garantire la sicurezza dello scambio di informazioni”, ha spiegato Zimmerman che vede nel futuro l’impossibilità di evitare che tecnologie per la sicurezza delle conversazioni prendano piede, in particolar modo in quei Paesi dove la libertà delle persone non è garantita. “La tecnologia va avanti comunque. Puoi rallentarla o accelerare il suo processo – dice Zimmerman - ma non si può impedire il suo sviluppo”.
Fonte: www.adnkronos.com
sabato, 26 aprile, 2008, 16:00 - Sorveglianza
Il magistrato segue le indagini sulla strage di Duisburg e sul senatore Sergio De Gregorio
Una microspia è stata scoperta in un ufficio della Procura di Reggio Calabria utilizzato normalmente dal pm Nicola Gratteri, titolare, tra l'altro dell'inchiesta sulla strage di Duisburg del Ferragosto dello scorso anno. La scoperta è stata fatta martedì scorso durante un'operazione di «bonifica» degli ambienti finalizzata proprio alla ricerca di microspie. La microspia è stata trovata martedì scorso, 22 aprile, nel corso di alcuni servizi finalizzati alla bonifica degli uffici giudiziari. Secondo quanto si è appreso l'apparecchiatura con antenna, funziona a batterie ed è capace di diffondere il segnale captato a circa venti metri di distanza.. Questo fa ritenere agli investigatori che la «talpa» si dovesse trovare a pochi metri dalla stanza per captare il segnale. Di conseguenza gli investigatori, a quello che si è appreso, non possono neanche escludere che si tratti di un magistrato.
LE INDAGINI - Nella stanza dove è stato trovato il dispositivo, Gratteri solitamente tiene interrogatori e concorda le indagini con la polizia giudiziaria. Nelle scorse settimane ci sono state fughe di notizie su alcune inchieste delicate condotte dalla Procura di Reggio Calabria. È il caso, per esempio, delle indagini condotte sul presunto ruolo che avrebbe svolto il senatore Sergio De Gregorio per l'acquisto, per conto di una cosca, dell'immobile che un tempo ospitava una caserma dell'esercito, e sui presunti rapporti tra Marcello Dell'Utri ed un faccendiere, Aldo Miccichè, in merito al voto degli italiani residenti in Sud America.
LA CONFERMA - Il fatto è confermato dal procuratore capo Giuseppe Pignatone: «Mi pare evidente che qualcuno aveva interesse ad ascoltare il lavoro e le impressioni del dottore Gratteri». Il magistrato conferma anche che la stanza spiata era usata dal pm antimafia: «Questo è un dato di fatto oggettivo che l'azione era rivolta a lui, questo è un fatto che ci preoccupa molto». In mattinata era trapelata la voce di un sospettato all'interno della Procura di Reggio Calabria ma su questo punto Pignatone smentisce la circostanza: «Non ci sono elementi che ci fanno pensare a ciò, ma sarà la procura di Catanzaro, competente per territorio su fatti che riguardano i magistrati reggini, a fare le verifiche del caso. Lunedì - ha concluso - trasmetteremo gli atti alla Procura catanzarese compresa la relazione del Ros reggino che sta indagando sull'episodio».
IL MAGISTRATO - Nicola Gratteri è un magistrato (sostituto procuratore distrettuale antimafia di Reggio Calabria) che lotta in prima linea contro la 'Ndrangheta calabrese e attualmente costretto a vivere sotto scorta. Il 24 giugno 2005 gli viene potenziata la scorta alla scoperta, il 21 giugno nella piana di Gioia Tauro, da parte del Ros dei Carabinieri di un arsenale di armi (un chilo di plastico con detonatore, lanciarazzi, kalashnikov, bombe a mano) che sarebbbero potute servire per un attentato ai danni di Gratteri.
Fonte: www.corriere.it
martedì, 15 aprile, 2008, 21:49
Ascolta la Prova Audio del Trasmettitore Robnic Scarica registrazione
Microspia UHF quarzata dalle dimensioni estremamente miniaturizzate con un audio dalle prestazioni eccezionali. Controllo automatico del guadagno. Lunghezza cavo microfonico a richiesta. La sua potenza permette di raggiungere in campo aperto distanze di 500/700 metri. La portata è ovviamente vincolata alle condizioni ambientali ed alla sensibilità del ricevitore utilizzato.
Ambienti di utilizzo:
La batteria al litio da 3 V del trasmettitore Robnic ne permette l’utilizzo ottimale in capi di vestiario e calzature. Voltaggi diversi producono potenza in uscita variabile tra i 10 - 30 mW
Altri oggetti nei quali è possibile occultare in maniera opportuna il trasmettitore possono essere:
- Gioielli ed accessori
- Interni ed arredamento
- Materiali finiti
- Elettrodomestici ed altri dispositivi elettronici
- Articoli di imballaggio
- Mezzi di comunicazione
Precauzioni d’uso:
E’ raccomandabile integrare il prodotto in materiali dielettrici camuffati, a basso assorbimento RF. Il collocamento del prodotto su superfici metalliche può diminuirne l’efficienza. Fare inoltre molta attenzione all’alimentatore i cui valori non devono essere più bassi del consumo di corrente.
Caratteristiche Speciali:
- Super compatto (9 × 18 × 3 mm)
- Audio di altissima qualità
- Bassi consumi
- Potenza variabile in uscita
- Controllo di frequenza al quarzo
Altre info le trovate su Spiare.com
mercoledì, 9 aprile, 2008, 21:07 - Controsorveglianza
Il Sistema PLM - P3A di Protezione Audio Anti Ascolto agisce contro i seguenti dispositivi di spionaggio:
Registratori Audio digitali ed a cassetta
Registratori Audio incorporati nei telefoni cellulari
Trasmettitori GSM
Radio microfoni; microspie, trasmettitori audio
Microfoni cablati
Micofoni a muro
Il Sistema PLM - P3A è un sistema particolare per la protezione delle conversazioni e le riunioni riservate. Non tutti i dispositivi di spionaggio, come ad esempio i trasmettitori telecomandati e registratori audio miniaturizzati, possono essere rilevati con i metodi consueti. Anche un moderno telefono cellulare può fungere da registratore audio, oppure trasmettere la conversazione a terzi ascoltatori indesiderati.
Come dicevamo è estremamente importante disporre di un dispositivo di protezione affidabile per poter conversare in assoluta tranquillità.
Il concetto di sistema di protezione PLM - P3A si basa sulla generazione a delle interferenze audio prodotte in modo simultaneo alle frequenze audio della voce umana. Il volume di questa interferenza è superiore a quello della voce umana; quindi un dispositivo di ascolto (microspia, registratore audio, ect.) non e' in grado di recepire in modo chiaro il discorso appena pronunciato tra le persone presenti.
Le interferenze generate non possono essere cancellate da nessun dispositivo o software utilizzato per la pulizia delle registrazioni.
Allo stesso tempo, il prodotto non crea interferenze o eventuali disagi ai partecipanti alla riunione grazie alle speciale cuffie in dotazione le quali permettono agli utenti di sentirsi in cuffia con una qualita' audio veramente cristallina e chiara. Ogni cuffia è dotata di un rilevatore di radiofrequenza che garantisce la protezione contro micro tasmettitori audio occultati nel orecchio.
Caratteristiche:
Sistema professionale per la protezione da registrazioni audio per un massimo di 8 persone
Protegge contro tutti i metodi conosciuti di ascolto, compresi tutti i tipi di radio microfoni, microfoni a muro, registratori vocali, risonatori passivi, microfoni cablati, ecc
Assolutamente innocuo per la salute - ne microonde e neanche ultrasuoni
In confronto ad un generatore di rumore bianco, il PLM - P3A dà un livello molto più alto di protezione; Il rumore bianco acustico non "sopprime" i registratori digitali completamente anche a volume elevato
Il sistema è portatile ed alimentato da una batteria interna ricaricabile.
Il PLM - P3A puo' lavorare per un massimo di 4 ore senza alimentazione.
Il Sistema ha in dotazione delle cuffie dotate di rilevatori RF per la protezione contro radio microfoni, in modo che nessuno possa effettuare registrazioni o trasmettere di nascosto conversazioni confidenziali.
Il sistema può essere utilizzato in qualsiasi situazione, ed è particolarmente utile quando si conduce un negoziato molto importante in un ambiente sconosciuto.
Il sistema è composto da un unità centrale e quattro cuffie stereo con microfono, e rilevatore di radiofrequenze incorporato.
E' possibile ordinare a parte ulteriori 4 quattro cuffie. Il PLM - P3A permette la partecipazione fino ad 8 persone.
Per saperne di più clicca qui
sabato, 29 marzo, 2008, 18:28 - Sorveglianza
Impossibile bluffare: una mappa sullo schermo localizza il posto da cui si chiama
Pensati per gli anziani e i bambini. Ma già sorgono probleimi di privacy
"Dove sei?", è la domanda ricorrente della moglie che chiama il marito sul telefonino, del papà che il sabato notte si preoccupa per la figlia fuori casa o di un ragazzo in cerca di un amico. Finora ogni risposta era possibile: anche le bugie venivano mascherate dalla immaterialità delle comunicazioni via cellulare. Ma una nuova tecnologia gps, già introdotta dalla Sprint Nextel e presto offerta anche ai 65milioni di utenti della società americana Verizon Wireless, non darà più scampo. I telefonini si trasformeranno in piccole spie: sullo schermo dei cellulari comparirà una carta stradale con un punto rosso nel luogo dove si trova l'interlocutore.
La rivoluzione rischia di invadere la privacy, alimentando gelosie, mandando all'aria molti matrimoni e creando tensioni nella famiglie. C'è anche il pericolo che i maniaci sessuali ne approfittino per inseguire le loro vittime. Perché allora tanto interesse (e tanta fretta) da parte delle aziende di telefonia mobile? Semplice: la Verizon e le altre puntano al segmento giovanile del mercato, agli under 24 che già non si fanno troppi scrupoli nel condividere informazioni personali sui siti di social networking, come Facebook e MySpace, e vogliono invece rimanere in contatto costante con gli amici.
Mentre nel complesso l'industria americana dei cellulari è in ritardo rispetto ad altri paesi, parte avvantaggiata nelle nuove tecnologie di localizzazione digitale. Alcuni anni fa, infatti, le autorità di Washington hanno imposto che i nuovi telefonini fossero forniti di sistemi satellitari gps (Global positioning system) in modo da facilitare gli interventi in casi di emergenza. E le società del ramo ne approfittano ora per allargare la gamma dei servizi a pagamento. Oltre ai giovani, prevedono una forte domanda da parte di aziende che hanno i dipendenti disseminati in una stessa zona o di genitori che vogliono tenere sotto controllo i figli.
Sia la Sprint che la Verizon Wireless, una joint venture della Verizon con la Vodafone, utilizzano per i loro "servizi spia" un software chiamato Loopt e creato da Sam Altman, un ventiduenne dell'università di Stanford che si è trasformato in inventore-imprenditore. Altman è il primo a rendersi conto dei problemi di privacy e, indirettamente, dei pericoli di eventuali cause giudiziarie. Per questo ha previsto una serie di misure di protezione. Ogni utente può rendersi reperibile solo a un network di altri utenti che hanno già sottoscritto allo stesso servizio. Nessun ragazzo sotto ai 14 anni può fare l'abbonamento da solo. Nelle prime due settimane di operatività si ricevono in continuazione messaggi che ricordano che si è sotto osservazione. E chiunque può disattivare il servizio in qualsiasi momento.
Ma anche con questi accorgimenti la Sprint impone ai nuovi utenti di firmare una lunga liberatoria e la Verizon Wireless, che lancerà la nuova iniziativa ad aprile, promette di fare altrettanto. Insomma, nessun marito "localizzato" in flagrante e lasciato dalla moglie potrà chiedere un risarcimento dei danni.
Fonte: www.repubblica.it
martedì, 18 marzo, 2008, 18:45 - Sorveglianza
La Cassazione: la vettura nella pubblica via non è assimilabile a una dimora privata
Gli amanti sono avvertiti: non esiste alcuna norma sulla privacy che tutela la riservatezza delle conversazioni vis a vis che si svolgono in macchina e, dunque, gli investigatori privati, assoldati dal coniuge tradito, possono installare cimici sulle auto che fanno da alcova. Lo sottolinea la Quinta Sezione Penale della Cassazione, che ha confermato il proscioglimento con la formula «perchè i fatti non sono previsti dalla legge come reato», di 22 investigatori privati che avevano installato «apparati di intercettazione ambientale di conversazioni tra presenti in autovetture private». Così la Suprema Corte ha respinto il ricorso con il quale la procura di Brescia chiedeva, invece, l'incriminazione degli investigatori privati prosciolti dal Gup di Brescia il 13 giugno 2007.
LA SENTENZA - «Nessuna norma incriminatrice - spiega la Cassazione con la sentenza 12042 depositata martedì - tutela la riservatezza delle persone che si trovano in un'auto privata sulla pubblica via». Di fronte a questa evidenza, per gli 'ermellini' è «incensurabile il verdetto del gup che ha dichiarato il «non doversi procedere». I supremi giudici fanno presente che la tutela della privacy è prevista per le conversazioni telegrafiche o telefoniche, per le comunicazioni informatiche o telematiche, ma non per le conversazioni 'faccia a faccia' che avvengono nell'abitacolo di un'auto». In sintesi la riservatezza tutelata dalle norme - rileva Piazza Cavour - è quella assicurata proprio e solo da uno strumento adottato per comunicare a distanza.
LA TUTELA - Inoltre la Cassazione osserva che sono tutelate le immagini e le notizie 'rubate' da una privata dimora, mentre «l'autovettura che si trova in una pubblica via non è ritenuta, da sempre, luogo di privata dimora». Anche per quanto riguarda le norme sul trattamento illecito dei dati personali, concludono i supremi giudici, non hanno nulla a che fare con la protezione dei dialoghi che si svolgono tra i 'passeggeri' chiusi in una macchina. Pure il sostituto procuratore generale della Cassazione, Vito D'Ambrosio, era giunto alle stesse conclusioni e aveva chiesto il rigetto del ricorso della procura bresciana, così come deciso dalla Quinta Sezione Penale.
Fonte: www.corriere.it
giovedì, 13 marzo, 2008, 23:01 - Sorveglianza
Il governo indiano vuole poter accedere a tutte le comunicazioni fatte via BlackBerry o non rinnoverà le concessioni.
L'intere rete BlackBerry indiana potrebbe venire disattivata (non rinnovando le concessioni) se Rim, la società che produce i BlackBerry, non permetterà al governo di spiare ogni comunicazione.
Questa è in sintesi la minaccia che il governo dell'India ha avanzato verso Rim: i servizi segreti sono preoccupati perché non riescono a intercettare le mail che vengono scambiate via BlackBerry, e ritengono che i terroristi ne stiano facendo un uso massiccio proprio per questo motivo.
O si cambia o si spegne, dice dunque il governo indiano. Per scongiurare una simile evenienza, e salvare i 400.000 clienti che Rim ha in quel Paese, pare sia stato fissato un incontro tra le parti per il 14 marzo.
Per il momento Rim non ha rilasciato alcun commento, ma un suo eventuale cedimento (che potrebbe avvenire per non perdere il mercato indiano) rischierebbe di scatenare una reazione a catena che avrebbe come esito l'eliminazione della crittografia da pressoché tutte le reti senza fili: è questa la più grande paura degli Isp.
Fonte: www.zeusnews.it
giovedì, 13 marzo, 2008, 13:00 - Sorveglianza
L’FBI ha ammesso di aver abusato del diritto alla privacy di moltissimi utenti di Internet nel corso del 2006. È l’ennesimo accesso non autorizzato ai dati di moltissimi navigatori della grande rete, e adesso è stato addirittura ammesso dalla stessa agenzia di investigazione americana.
In realtà il giudice aveva dato al Bureau la possibilità di accedere a registrazioni telefoniche, e-mail e altri dati personali di centinaia di utenti della Rete sospetti, ma l’FBI avrebbe avuto accesso per errore ad account e caselle di posta di moltissime altre persone, che con quelle da tenere sotto controllo non c’entravano proprio nulla. Eppure l’Agenzia americana ne ha approfittato, e ha controllato anche quelle…
Da cosa sia stato causato l’errore, ancora non si è ben capito. Ma Robert Mueller, direttore dell’FBI, ammette che la colpa è solo in parte dell’Agenzia.
Provider che forniscono l’accesso ad Internet, operatori di telefonia fissa e istituti di credito avrebbero fornito dati maggiori rispetto a quelli richiesti dall’FBI, con l’aiuto del giudice. Quindi la colpa è anche di terze parti. Ma queste giustificazioni non sembrano convincere proprio nessuno. Anzi, pare che nel giro di tre anni, dal 2003 al 2005, gli abusi di questo genere condotti dall’FBI nei confronti di tantissime persone non si riescano nemmeno a contare con certezza.
E, anche se la colpa è di altri, e non solo dell’FBI, il governo sembra abbia messo anche il suo zampino, autorizzando l’investigazione e il controllo di dati personali di oltre novemila cittadini.
Da cosa deriva questa poca attenzione nei confronti della riservatezza? Forsedalle misure di sicurezza adottate dopo i fatti dell’11 settembre del 2001, quando l’approvazione dell’”Uniting and Strengthening America by Providing Appropriate Tools Required to Intercept and Obstruct Terrorism“, il cosiddetto “Patriot Act”, ha portato maggiori possibilità per i provider telefonici e Internet di consegnare dati personali dei propri clienti per fini di sicurezza internazionale, senza la necessità di farlo sapere agli utenti interessati…
Un provvedimento giusto se il pericolo incombe seriamente, ma quando il governo stesso ne approfitta senza, forse c’è qualcosa che non va…
E al Senato americano, Patrick Leahy, Presidente della Commissione Giustizia, afferma con determinazione:
Tutti vogliamo fermare il terrorismo, ma non sempre il fine giustifica i mezzi e occorre ricordarsi di un diritto fondamentale, quello alla privacy, che troppo spesso non viene tutelato a sufficienza.
Fonte: www.oneitsecurity.it
giovedì, 13 marzo, 2008, 12:52 - Controsorveglianza
Il Garante per la privacy chiude l'istruttoria sul caso "Peppermint"
Le società private non possono svolgere attività di monitoraggio sistematico per individuare gli utenti che si scambiano file musicali o giochi su Internet.
L’Autorità per la privacy ha chiuso l’istruttoria avviata sul “caso Peppermint”, la società discografica che aveva svolto, attraverso una società informatica svizzera (utilizzata anche dalla società Techland con riferimento a software relativi a giochi), un sistematico monitoraggio delle reti peer to peer (P2P).
Tramite l’utilizzo di software specifici, le società avevano individuato numerosissimi indirizzi IP (che identificano i computer collegati ad Internet) relativi a utenti ritenuti responsabili dello scambio illegale di file: erano poi risaliti ai nomi degli utenti, anche italiani, al fine di potere ottenere un risarcimento del danno.
Il Garante, richiamando anche la decisione dell’omologa Autorità svizzera, ha ritenuto illecita l’attività svolta dalle società.
Innanzitutto, ha ricordato il Garante, la direttiva europea sulle comunicazioni elettroniche vieta ai privati di poter effettuare monitoraggi, ossia trattamenti di dati massivi, capillari e prolungati nei riguardi di un numero elevato di soggetti. È stato, poi, violato il principio di finalità: le reti P2P sono finalizzate allo scambio tra utenti di dati e file per scopi personali.
L’utilizzo dei dati dell’utente può avvenire, dunque, soltanto per queste finalità e non per scopi ulteriori quali quelli perseguiti dalle società Peppermint e Techland (cioè il monitoraggio e la ricerca di dati per la richiesta di un risarcimento del danno). Infine non sono stati rispettati i principi di trasparenza e correttezza, perchè i dati sono stati raccolti ad insaputa sia degli interessati sia di abbonati che non erano necessariamente coinvolti nello scambio di file.
Sulla base del provvedimento del Garante (di cui è stato relatore Mauro Paissan), le società che hanno effettuato il monitoraggio dovranno ora cancellare, entro il 31 marzo, i dati personali degli utenti che hanno scambiato file musicali e giochi attraverso il sistema P2P.
Fonte: www.lastampa.it
lunedì, 10 marzo, 2008, 16:00 - Sorveglianza
I servizi segreti britannici avrebbero scoperto almeno quattro cellule in sonno di Al Qaida all'interno della polizia metropolitana di Londra. A rivelarlo in esclusiva è stato il domenicale News of the World, settimanale molto noto nel Paese per alcuni suoi scoop giornalistici. Secondo quanto ha raccontato il giornale, l'intelligence inglese è riuscita ad individuare i quattro soggetti grazie a degli agenti infiltrati che hanno finto di essere dei simpatizzanti di Al Qaida. Il tabloid inglese afferma di conoscere nome e cognome di due dei quattro presunti aspiranti terroristi, ma le loro identità non appaiono nel servizio. Si sa invece che il loro compito sarebbe - per ora infatti non ci sono stati degli arresti - innanzitutto quello di spiare tutte le mosse di Scotland Yard per poi riferirle ai gruppi terroristici internazionali legati ad Al Qaida. Tutte e quattro le persone sarebbero di origine asiatica, residenti nella capitale e si teme possano avere delle connessioni anche importanti non soltanto con gruppi terroristici secondari, ma anche con i campi di addestramento disseminati in Pakistan e in Afghanistan.
Sempre secondo il giornale le cellule di spionaggio potrebbero aver utilizzato gli stessi metodi già messi in atto dal braccio armato dell'Ira negli anni Settanta, quando gli affiliati del gruppo nord-irlandese riuscirono ad infiltrarsi nelle forze armate nazionali. «Se ci sono delle persone all'interno delle nostre forze di polizia che passano delle informazioni ai terroristi, vanno immediatamente fermate» ha dichiarato al News of the World una fonte di Scotland Yard protetta dall'anonimato con una logica che non fa una piega. Quello che più si teme è che i quattro individui possano aver già passato al nemico informazioni tali da consentire alle cellule del terrore di pianificare con efficienza ulteriori attentati contro la Gran Bretagna, più volte preannunciati.
I nomi degli agenti sospettati di spionaggio per conto di Al Qada sarebbero emersi nel corso di un'indagine tra le forze di polizia che va avanti dagli attacchi londinesi del luglio 2005. Fino all'anno scorso i servizi segreti ritenevano di aver individuato otto persone, ma i sospetti si sono ora ridotti a quattro. Ognuno di loro lavora in diverse stazioni di polizia della capitale e gli agenti infiltrati sono tuttora alla ricerca di una prova che giustifichi il loro arresto. Ogni loro mossa, mentre sono in servizio, viene monitorata, ogni chiamata viene ascoltata. Le loro transazioni bancarie sono costantemente tenute sotto sorveglianza, mentre si sta tentando di risalire ad eventuali parentele o collegamenti importanti con elementi di spicco del terrorismo internazionale. La scoperta dei servizi non sembra aver colto di sorpresa gli esperti: «Il reclutamento nel settore pubblico di lavoratori che appartengono a gruppi etnici minoritari è un rischio - ha dichiarato al settimanale il parlamentare conservatore Patrick Mercer, consulente per il terrorismo - le nostre procedure di controllo devono assolutamente venir rafforzate prima che sia troppo tardi».
Fonte: www.ilgiornale.it
lunedì, 10 marzo, 2008, 15:53 - Sorveglianza
Addio metaldetector e cani anti-droga. In Gran Bretagna è stata messa a punto un'avveniristica videocamera che vede sotto i vestiti e che già a venticinque metri di distanza può scoprire se una persona in movimento ha indosso armi, esplosivi o sostanze stupefacenti. Inventata a Oxford dagli ingegneri della società ThruVision in collaborazione con l'agenzia spaziale europea, chiamata T5000, la videocamera sarà presentata ufficialmente il 12 marzo nell'ambito di una mostra sullo sviluppo scientifico organizzata dal ministero britannico degli Interni in una base dell'aeronautica militare nella contea del Buchinghamshire. «La capacità di vedere oggetti metallici e non metallici sulle persone fino ad una distanza di venticinque metri - ha sottolineato Clive Beattle, amministratore delegato di ThruVision - rafforzerà tutti i sistemi globali di sicurezza».
La speciale videocamera (collegata ovviamente ad un computer) riesce a vedere sotto i vestiti (senza rivelare nulla dei dettagli anatomici del corpo) captando gli specifici raggi a bassa intensità - terahertz, chiamati anche raggi T - emessi da tutti gli oggetti animati e inanimati. Questi raggi sono diversi da oggetto a oggetto e permettono quindi a colpo sicuro di individuare in una frazione di secondo se quella polvere bianca che avete con voi è farina o cocaina.
Alla T5000 si è arrivati nell'ambito di un programma di ricerche di natura astronomica e spaziale che puntava alla realizzazione di un congegno in grado di vedere attraverso nubi di polvere cosmica. La videocamera si è rivelata più utile del previsto in quanto vede anche attraverso i vestiti. In prospettiva dovrebbe essere preziosa per i controlli di sicurezza in aeroporti, stazioni ferroviarie, stadi e centri commerciali. ThruVision ha già installato una videocamera di questo tipo (ma meno sofisticata e potente) alla Borsa di Dubai e a Canary Wharf, il complesso edilizio dell'East London dove si sono installate molte banche di prima grandezza. La T5000 sembra destinata ad alimentare i timori dei difensori della privacy allarmati per il fatto che nelle società occidentali alle prese con la piaga del terrorismo imperversa sempre più una «sorveglianza da Grande Fratello».
Fonte: www.ilmessaggero.it
Intercettazioni telefoniche: il 70% delle nostre conversazioni può essere spiata. A rischio le aziende
lunedì, 3 marzo, 2008, 16:44 - Controsorveglianza
Si parla molto di intercettazioni in Italia, ma nessuno fino ad oggi ha ricordato che le intercettazioni e soprattutto la facilità con le quali esse possono essere messe in atto anche da privati malintenzionati, possono rappresentare, oltre che una violazione della privacy, anche un grave pericolo per la riservatezza delle aziende e quindi uno strumento pericoloso che può alterare il mercato e la concorrenza.
“E’ ovvio che le intercettazioni della Magistratura sono necessarie per le indagini, ma occorre dire che la facilità con la quale circolano queste registrazioni, oltre che ledere la privacy di cittadini, magari non indagati, possono mettere a grave rischio la necessaria riservatezza delle aziende” ha dichiarato Mirko Gatto, della Yarix, che insieme ad altre aziende ed enti ha costituito l’Osservatorio Nazionale per la Sicurezza Informatica.
“Oltretutto con le attuali tecnologie intercettare e’ diventato abbastanza semplice anche per privati con cattive intenzioni”, ha aggiunto Gatto.
Da dati elaborati dall’Osservatorio, tra intercettazioni legali, illegali, virus, key logger ed altri strumenti atti a violare la privacy di privati ed aziende, circa il 70% delle nostre comunicazioni può essere “spiata”.
“Davvero un dato inquietante”, ha continuato Andrea Tonini, Security Manager di Yarix.
Per difendersi da queste intercettazioni, spiega, esistono vari strumenti, che aiutano l’utente a proteggersi da intercettazioni indesiderate.
La telefonia mobile: in commercio esistono cellulari che criptano le conversazioni, grazie alla protezione di un algoritmo (chiave Aes 256 bit), che ancora nessuno è riuscito a violare, dal momento che per decifrare anche un solo codice servirebbe il lavoro di potenti calcolatori che lavorano 24 ore al giorno. Tanto più difficile se si pensa che basterebbe una sola modifica del codice da parte dell’utente per bloccare tutto il lavoro di intercettazione. Tuttavia questo tipo di protezione funziona solo se entrambi gli interlocutori usano cellulari criptati con lo stesso software.
Clonazione di carte SIM: si tratta di un altro tipo di intercettazione illegale. La carta Sim di un cellulare viene clonata, in modo che in rete appaia con le stesse generalità dell’originale. Una volta che il reale possessore della carta Sim spegne il cellulare, il pirata informatico riceve tutte le comunicazioni dirette alla SIM originale.
Un’altra risposta per garantire sicurezza alle nostre telefonate è l’utilizzo di scrambler telefonici. Si tratta di dispositivi in grado di alterare un segnale e di proteggerlo durante un percorso di comunicazione. Una volta intercettato e decodificato il segnale, è necessario l’utilizzo di un altro scrambler per ricostruirlo e per permettere al ricevente di decifrarlo
Protezione delle telefonate via internet (VoIP): si tratta di un tipo di chiamate facilmente violabile e intercettabile.
Per proteggere questo tipo di chiamate, per esempio il famoso software skype, è necessario che i due utenti che comunicano usino due firewall.
Il firewall, in italiano “muro di fuoco”, è uno strumento software e hardware che serve a proteggere dalle intrusioni informatiche, e che controlla l’accesso tra due reti. I due firewall, per funzionare, devono essere collegati in VPN, una rete privata creata utilizzando un mezzo di trasmissione pubblico e condiviso, e che è resa sicura dall’adozione di protocolli che cifrano il traffico della VPN e impediscono violazioni sulla sicurezza.
Fonte: http://www.key4biz.it/
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