Appello a Microsoft e Skype su privacy e trasparenza

skype_openletter--330x185Singoli cittadini, esperti di settore, giornalisti e associazioni a vario titolo coinvolte sui temi del trattamento dei dati digitali hanno pubblicato una lettera aperta ai dirigenti di Skype , per chiedere maggiore trasparenza sulle politiche di privacy.

I 106 soggetti, tra organizzazioni e privati, lamentano infatti l’assenza di informazioni chiare da parte della nuova proprietà, Microsoft, subentrata ormai da oltre un anno. L’acquisizione dell’azienda di Redmond ha comportato il trasferimento di giurisdizione territoriale dall’Europa agli Stati Uniti, che ha regole diverse in materia di privacy, e un ricambio totale dei vertici aziendali.  

Come si apprende leggendo la lettera pubblica, sono ormai 600 milioni gli utenti di Skype, molti dei quali sono preoccupati per la riservatezza delle loro comunicazioni perché vivono in Paesi con regimi totalitari o perché interessati a tutelare il proprio business. La richiesta dei firmatari dell’appello consiste sostanzialmente nella pubblicazione e nell’aggiornamento di un “Trasparency report”, che informi gli utenti sul trattamento dei dati personali e sui criteri adottati per la protezione delle conversazioni.

Si chiede, al primo punto, di conoscere “La quantità di informazioni sull’utente che Skype trasmette a terzi, disaggregati per Paese d’origine della richiesta, comprendendo il numero di richieste da parte dei governi e il tipo di dati richiesti”. Inoltre, il report dovrebbe fornire “dettagli specifici su tutti i dati degli utenti che Microsoft e Skype raccolgono attualmente, e le politiche per la loro conservazione”.

Ma l’appello entra anche in un maggiore dettaglio, quando chiede di rendere pubblica “la documentazione riguardante l’attuale rapporto operativo tra Skype e TOM Online in Cina”, ma anche con “altri soggetti terzi che hanno attualmente licenza d’uso della tecnologia Skype”. A questo proposito, sarebbe importante sapere quello che l’azienda conosce sulla “capacità di sorveglianza e di censura a cui gli utenti possono essere sottoposti nel caso adottino queste alternative”.

Infine, si chiede di conoscere “le politiche e le linee guida seguite dai dipendenti quando Skype riceve e risponde alla richiesta di consegnare dati degli utenti a forze dell’ordine e agenzie di intelligence degli Stati Uniti e altrove ”.

Per suggellare con un po’ di veleno le proprie proposte, i firmatari ricordano che Google, Twitter e sonic.net pubblicano semestralmente un rapporto sulle richieste di consegna di dati dei propri utenti da parte di altri soggetti.

Vedremo se Digital rights foundation , Open Media , Tibet Action Institute e le altre 42 organizzazioni mobilitate otterranno udienza o risposta da Microsoft-Skype.

Fonte La Stampa

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  1. Appello a Microsoft e Skype su privacy e trasparenza…

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