Google rompe il silenzio sulle richieste dell’Fbi


google-fbyGoogle è la prima azienda Internet a gettar luce sul grande e controverso segreto che riguarda la raccolta di dati elettronici senza mandato da parte dell’Fbi.

Così diversi media americani (CNet , Forbes , Wired , per citarne alcuni) hanno diffuso la notizia, spiegando che i funzionari dell’agenzia governativa possono inviare una richiesta «top secret» alle società di telecomunicazioni per ottenere informazioni dettagliate relative agli utenti americani, con l’unica condizione che le dichiarino rilevanti per un’indagine di sicurezza nazionale. Non è necessaria alcuna approvazione da parte del tribunale e rivelare l’esistenza delle cosiddette «lettere di sicurezza nazionale» (o NSL, National Security Letters) non è permesso.

A causa di tale divieto legale, nel suo ultimo report sulla trasparenza , Google ha potuto indicare unicamente gli intervalli numerici di tali richieste: ogni anno, dal 2009 al 2012, dice di averne ricevute tra «zero e 999» miranti a una o due migliaia di account. Per esempio, nella seconda metà del 2012, Google dice di aver ricevuto richieste su 14.791 account e che più di 10.000 di questi utenti sono stati destinatari di mandati di comparizione, mentre per altri 3.000 sono scattati i mandati di perquisizione.

Per quanto vaghe, queste rivelazioni cominciano a dare un’idea della frequenza con cui tali procedure vengono messe in atto per ottenere dati riservati a seguito di presunte minacce, un numero che è andato sensibilmente crescendo dopo la data del 9/11. I difensori dei diritti civili, come la Electronic Frontier Foundation, non mancano di portare alla pubblica attenzione alcune preoccupazioni non solo sulla segretezza, ma soprattutto sulla mancanza di supervisione giurisdizionale: le «lettere» richiedono molto meno controllo di un mandato di perquisizione o di una citazione in giudizio e possono essere rilasciate da qualsiasi ufficio dell’Fbi.

Pur confermando la disponibilità a collaborare con le autorità, in un post sul suo blog , Google promette di tenere informati i suoi utenti, mantenendo aggiornate le statistiche sulle richieste viaNSL. «Sarebbe bello se questa iniziativa cominciasse a essere seguita da altre società» ha commentato un portavoce dell’Aclu (American Civil Liberties Union), altra importante organizzazione a difesa dei diritti e delle libertà individuali.

Fonte La Stampa

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