Il Conclave dei misteri

Conclave-prima-fumata-nera-–-Sodano-presto-un-buon-PastoreConclave . Corvi e fughe di notizie. Sospetti di microspie e gole profonde. Il Conclave inizia così come se l’elezione del Pontefice fosse qualcosa che sta a metà tra gli esercizi spirituali e il congresso di un partito diviso tra troppe correnti ma alla ricerca di un leader. Sullo sfondo lo scandalo del maggiordomo infedele, le vicende dello Ior, ma soprattutto le controverse dimissioni di Joseph Ratzinger, si fondono con la sfida a quattro per il nuovo pontificato che vede protagonisti l’arcivescovo di Milano Scola, l’arcivescovo di New York Dolan, quello di San Paolo del Brasile Scherer e il canadese Ouellet. Ombre e luci che oppongono “il partito romano” e la folta schiera dei porporati   italiani  agli americani  e ai rappresentanti del resto del mondo. In prospettiva la necessità di dare una soluzione ai tanti problemi della Chiesa e ad un rinnovamento vero che non banalizzi i problemi (dalla pedofilia alle vocazioni per arrivare ai rapporti con l’Oriente e soprattutto con l’Islam), ma sappia dare un indirizzo ai fedeli.

C’è da sperare, a dispetto di un inizio difficile e controverso del summit in corso dove persino la relazione del Camerlengo Bertone sulla Banca del Vaticano è stata oggetto di contestazione, che queste tensioni e il nervosismo che dura da mesi si stemperino con l’entrata in clausura tra la residenza di Santa Marta e la Cappella Sistina dove si vota per eleggere il nuovo Papa. Rispetto al 2005, quando la fumata bianca annunciò l’incoronazione di Benedetto XVI in quello che doveva essere il solco tracciato dal Papa Santo, oggi non paiono esserci maggioranze precostituite, né blocchi di voti in formazione. Sarà come ha detto con lapidaria profezia un conclave aperto e imprevedibile? Probabilmente sì, anche se è verosimile che l’attesa non sia lunga viste le quattro sessioni di voto al giorno. A complicare le cose, tuttavia, ci sarebbe l’ipotesi del “tandem”, ossia l’idea di abbinare la nomina del Pontefice abbinata a quella del segretario di Stato.

Di fatto una novità assoluta rispetto al passato che fa immaginare accordi complessi tra le diverse correnti in conclave, ma soprattutto l’esigenza di bilanciare l’eventuale candidatura di una figura di rottura con quella di qualcuno in grado di garantire un compromesso accettabile alla maggioranza dei porporati e in particolare a quelli refrattari alle riforme radicali. Quanto basta, probabilmente, per valutare più attentamente le ragioni delle dimissioni di Benedetto XVI, dove il peso delle condizioni di salute potrebbe unirsi anche al desiderio di archiviare una stagione difficile per il conflitto di poteri all’interno della Chiesa. Non a caso, dunque, pilotare la transizione appare difficile con i porporati italiani che vengono osservati come un partito sovra dimensionato e destinatario di molti sospetti in parte per i conflitti tra il segretario di Stato e la Cei, per le guerre di potere interne allo Ior e infine per le commistioni con la politica. Non stupisce allora che un cardinale nord americano di abbia definiti «il gruppo che agisce con il pugnale con il veleno», come se i guai attuali della Chiesa fossero riferiti solo – o in gran parte almeno – alla Roma papalina. Verità o calunnie sparse ad arte?

Fonte Cronacaqui

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