Indagini private, l’angoscia maggiore riguarda i figli

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Indagini private. Parlano i comaschi titolari di una società affiliata a un’agenzia investigativa svizzera

Indagini private. Dici investigatore privato e pensi a libri gialli che narrano vicende rocambolesche in cui il detective in proprio si rivela decisivo per trovare il bandolo della matassa.

Oppure rivedi film nei quali l’esperto conduce indagini parallele rispetto a quelle delle forze dell’ordine e, con acume e sprezzo del pericolo, risolve l’enigma.

È l’immaginario di una professione che, da sempre, affascina.

Fuori dalla letteratura e dal cinema, però, nella concretezza della realtà, sono almeno trenta gli ambiti di intervento di un’agenzia investigativa seria e dotata di professionalità e tecnologie al passo con i tempi.

Non tutti noti o, necessariamente, d’impatto romanzesco.

Ne parliamo con Carlo Rocci e Mario Arnaboldi, titolari dell’Investigate che ha sede a Como in via Volta come società corrispondente per l’Italia della New Intelligence di Balerna (www.newintelligence.ch).

La capofila ubicata subito oltre il confine e dotata di licenza federale in Svizzera con possibilità di operare a livello internazionale ed eseguire indagini private.

L’una e l’altra, tra le frecce al proprio arco, hanno anche un laboratorio per indagini private in ambito chimico forense e si avvalgono della collaborazione di un avvocato che garantisce lo svolgimento di attività rispettose delle legislazioni vigenti.

Il tariffario delle consulenze offerte, per quanto riguarda l’Italia, è depositato.

I prezzi delle indagini private, naturalmente, variano in base alle richieste dei clienti.

Per fare un esempio, tre giorni di pedinamento di una persona possono costare come una settimana bianca a medio prezzo.

Come nasce questa vocazione, se così la si può definire?
«Da una passione giovanile cresciuta grazie all’esperienza di chi aveva già maturato una forte professionalità e ci ha dato modo di imparare il mestiere.

Ogni caso è diverso dall’altro e questa attività, nel suo insieme, richiede grandi sacrifici».

Come ci si prepara?
«Esistono corsi di formazione organizzati da associazioni legalmente riconosciute. In Italia è richiesto l’obbligo di frequenza.

In Svizzera c’è minore burocrazia, pur in un contesto che garantisce la professionalità.

Occorre saper fotografare, filmare, fare visure camerali o al Pubblico registro automobilistico, conoscere le norme che regolano la privacy?».

Qual è la dote principale che occorre avere?
«La discrezione assoluta: il rigore professionale ci impone di non divulgare informazioni che potrebbero essere impropriamente utilizzate in altri ambiti.

Occorre essere capaci di non dire mai una parola nel merito del lavoro che si svolge, nemmeno in famiglia.

E, naturalmente, eccezion fatta per l’ipotesi in cui ci si imbatte nella cosiddetta notitia criminis vale a dire in un reato, questo vale anche nei confronti delle forze dell’ordine.

Esse svolgono la propria attività tipica, noi la nostra».

E gli strumenti indispensabili?
«Oggi, i pedinamenti elettronici, resi più agevoli dallo strumento del localizzatore Gps. Questo evita che la persona controllata venga persa. Occorre essere avanzatissimi a livello tecnologico e informatico».

Qual è il pericolo maggiore?
«Essere scoperti. Capita che la persona controllata se ne accorga. In quel caso si molla tutto immediatamente».

Qual è la richiesta più ricorrente da parte di chi si rivolge a voi?
«Il recupero crediti, ovviamente attraverso un lavoro di intelligence che spesso comporta lo studio di una complessa documentazione, e il recupero di carteggi, magari all’estero.

Un’altra richiesta frequente riguarda le bonifiche ambientali, per esempio negli uffici di enti pubblici che dopo il cambio al vertice di una gestione desiderano insediarsi scongiurando il rischio di imbattersi in microspie.

È un discorso che vale anche per i privati: si pensi allo spionaggio industriale o alla concorrenza sleale».

In tanti chiedono di sapere se il coniuge tradisce?
«Sì, questo è un bacino importante del nostro lavoro, che ha avuto notevole sviluppo anche nelle fasi di separazione legale di una coppia, o magari per indagini chieste in vista di un addebito di colpa.

Talvolta la richiesta di uno dei coniugi ha per finalità la definizione del tenore di vita, in altri casi è puramente affettiva, in altri ancora proviene da un genitore o anche dall’amante».

È frequente la domanda di indagare sul comportamento dei figli?
«Sì, questa è l’angoscia maggiore e riguarda la frequentazione di determinati ambienti e il timore dell’assunzione di sostanze, quali alcol e droghe.

Oggigiorno è pienamente plausibile che chi ha figli di età compresa tra i quindici e i diciassette anni pensi di farli pedinare, soprattutto in presenza di segnali inquietanti, quando il ragazzo o la ragazza si chiudono in camera, sono sfuggenti, frequentano strane compagnie?».

Qual è l’incarico più inusuale che vi è stata assegnato?
«Potremmo definirlo quello di “una stalker dello stalker”.

In pratica, la richiesta di indagini da parte di una donna che si diceva perseguitata.

La verità era un’altra: nessuna persecuzione da parte della persona messa sotto controllo, bensì nei confronti di quest’ultima da parte di chi ci aveva incaricati.

Quando lo abbiamo scoperto, abbiamo immediatamente rinunciato all’incarico».

Potete raccontare un caso risolto brillantemente grazie al vostro lavoro?
«La paziente e caparbia ricostruzione cinematica di un incidente stradale nel quale era rimasto vittima un ragazzo di diciotto anni.

Abbiamo così scoperto che la rievocazione del sinistro come risultava dai verbali era completamente errata e che la responsabilità del tragico evento era imputabile a chi aveva scorrettamente utilizzato un particolare automezzo lungo una strada troppo stretta, per di più, in seguito, occultandolo».

Svelate un segreto del vostro lavoro?
«Potrà sembrare strano questo risvolto, ma a volte accade che se una cliente di sesso femminile vede risolvere il suo problema, a causa del momentaneo stato di debolezza si innamori di chi è riuscito nell’intento che le stava a cuore».

Fonte Corrierecomo

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