Intrighi, misteri e potere, la Santa Sede in mano agli 007

vaticano spionaggioAdesso capisco tante cose. Adesso che i media svelano la storia del Grande Orecchio in Vaticano, di intercettazioni a tappeto su email e cellulari, oltre le mura leonine, capisco le paure a parlare, confidarsi, condividere. Di tutti: dal cardinale all’ultimo impiegato. Capisco quei mille approcci vissuti in questi anni inseguendo da giornalista piste sugli affari tra fede e denaro. Persone che si fanno vive in parte intimorite. Con pseudonimi, anonimi, interfaccia, mediatori ma mai di prima persona. Che quando parlano si guardano in giro, alle spalle, come latitanti braccati. Cercano luoghi defilati, fuorimano, isolati, controllabili. Sussurrano parole lente, accuse. Annuiscono solenni  alle tue espressioni di disgusto. Da una parte la gran voglia di bucare con lo spillo della conoscenza la cappa di omertà e di silenzio. Dall’altra la paura di finire emarginati, perseguitati, messi al bando. Adesso capisco quando un laico importante consulente del Vaticano mi ripeteva, magari esagerando, che «Bertone lancia le fatwa. Se non sei con lui, sei contro di lui. Se parli bene di qualcuno caduto in disgrazia anche tu cadi in disgrazia. Ed è la fine». Questo consulente è andato contro un blocco di potere che Bertone ha costruito negli anni da segretario di Stato, nei dicasteri, nei dipartimenti nevralgici della Santa Sede. Ed è finito polverizzato.

Oggi scopriamo che Bertone aveva disposto il controllo capillare di telefonate e email in Vaticano, durato mesi, settimane. Forse anni. E tutto ciò ci dovrebbe far capire come nello Stato Città del Vaticano, monarchia assoluta, ci siano due parole che valgono quanto, e più, che in ogni paese moderno: informazioni e sicurezza. Il flusso delle informazioni è costante. Si articola su diverse ragnatele che raccolgono e riportano alla Santa Sede quanto accade. A iniziare dalla rete diplomatica nel mondo che condivide con la segreteria di Stato ogni criticità del Paese ospitante e della comunità cattolica locale. I dati si arricchiscono poi attingendo alle numerose banche dati dove vengono raccolti fascicoli tematici su questioni rilevanti per il Vaticano, su soggetti, movimenti, argomenti, questioni aperte, conflittualità. Il cuore pulsante di questa rete è «l’ufficio cifra» della Segreteria di Stato che cripta e decripta le centinaia di messaggi appunto top secret che arrivano e partono dalle nunziature. Il lavoro di analisi avviene in più uffici della segreteria di Stato e di settori della sicurezza vaticana. A seconda della criticità, del rilievo, e dell’argomento trattato. L’ufficio cifra è inaccessibile ai non addetti. Ci sono badge e chiavi d’ingresso particolari. Come un altro centro di ascolto attivo che riguarda una sorta di Echelon virtuale, una macchina capace di analizzare secondo parole-chiave il grande traffico sulla rete. Individua tutti i messaggi, gli interventi, i blog, ogni espressione virtuale che contenga determinate parole. Compatta e seleziona poi la ricerca che serve per stilare analisi che risalgono la gerarchia. Tutto ciò si integra alle investigazioni preventive e giudiziarie operate dalla gendarmeria vaticana che non solo è guidata da un ex appartenente ai servizi segreti italiani, Domenico Giani, ma che con settori dell’intelligence italiana vanta consolidati rapporti. Certo, la relazione tra Giani e Niccolò Pollari, l’ex capo del Sismi, il servizio segreto militare, era pessimo ma si tratta di acqua passata, soprattutto con i governi Berlusconi prima e Monti oggi in Italia, la piccola monarchia ha potuto contare su solide entrature nei sistema di sicurezza e in settori delle polizie italiane.

Fonte Liberoquotidiano

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