Processo Abu Omar, Monti impone il segreto di Stato: i servizi segreti da tutelare

abu-omarDopo il governo di Romano Prodi e quello di Silvio Berlusconi, anche il governo d Mario Monti scende in campo contro la Procura di Milano e in difesa delle relazioni tra i nostri servizi segreti e l’intelligence americana.

Questa mattina si é aperto il nuovo processo a Milano per il sequestro di Abu Omar, l’imam estremista prelevato da una squadra di agenti della Cia nel febbraio 2013 e consegnato al governo egiziano. Secondo la Procura di Milano, gli 007 Usa godettero del decisivo appoggio di alcuni uomini del Sismi, tra cui il direttore Niccolò Pollari e il capo del controspionaggio Marco Mancini. Prosciolti in primo e secondo grado per effetto del segreto di Stato imposto da Prodi e Berlusconi, gli appartenenti al Sismi vengono nuovamente processati per decisione della Cassazione. Ma oggi i difensori degli imputati hanno depositato un documento che sembra destinato a pesare in modo decisivo sulla sorte del nuovo processo. Il nuovo capo dell’Aise (che ha preso i l posto del Sismi) Adriano Santini in una lettera rende noto che il presidente del Consiglio è tornato ad imporre il segreto di Stato sul l’intera vicenda. Secondo Mario Monti sia l’organizzazione interna del nostro servizio segreto sia i suoi rapporti con i servizi alleati coinvolgono il bene supremo della sicurezza nazionale, e pertanto non possono essere resi pubblici.

È la linea interpretativa che era stata fatta propria anche dalla Corte Costituzionale, che – risolvendo il conflitto tra il governo e il tribunale milanese – aveva reso inutilizzabile buona parte degli elementi raccolti dal pm Armando Spataro nel corso delle indagini preliminari. Ma nel settembre scorso la Cassazione aveva reinterpretato l’intero, complicato tema dei rapporti tra esigenze della giustizia e segreto di Stato, sostenendo che, nonostante quanto affermato dalla Corte Costituzionale, l’area del segreto di Stato non può coprire un reato, specie della gravità di un sequestro di persona, commesso da singoli appartenenti ai servizi. Nuovo processo, dunque. Ma anche nuovo esplicito intervento del governo. Stavolta é Monti a prendere posizione a difesa degli interessi della sicurezza nazionale, chiedendo che vengano esclusi dal processo gli elementi già raccolti e che venga impedito di acquisirne di nuovi. Una decisione dettata non solo da considerazioni giuridiche ma anche di politica internazionale. D’altronde i buoni rapporti di Monti con le autorità americane sono noti. E appena poche settimane fa, proprio sul caso Abu Omar, il ministro della giustizia Paola Severino aveva mandato un segnale esplicito, rifiutando di chiedere all’America l’estradizione di quasi tutti gli agenti Cia condannati con sentenza definitiva. Ora la decisione spetta alla nuova Corte d’appello, presieduta dal giudice Luigi Martino. Che ha di fronte a sè tre strade: o prendere atto che il segreto di Stato copre l’intera vicenda, e prosciogliere nuovamente gli imputati; o tornare a chiedere una pronuncia della Corte Costituzionale.

O andare avanti come se niente fosse: ma sarebbe la strada più impervia. E in quel caso la corte d’appello dovrebbe decidere anche sulle nuove testimonianze chieste dallo 007 Marco Mancini, che chiede che vengano interrogati in aula il presidente del consiglio Monti, i vicedirettori dell’Aise, Scarpis e Manenti e l’ex direttore Gianfranco Battelli, che sarebbero in possesso di notizie decisive per capire chi diede effettivamente il sostegno operativo al sequestro dell’imam. É il caso di ricordare che se il via libera alla “rendition” fosse stato dato dal Sismi all ‘epoca di Battelli questo chiamerebbe in causa i vertici politici dell’epoca, ovvero il presidente del Consiglio Prodi. An che i legali di Niccolò Pollari hanno chiesto che vengano interrogato numerosi testimoni vip in grado di raccontare pezzi di verità sul sequestro Abu Omar e sul ruolo del Sismi. Oltre ai testi indicati da Mancini, Pollari chiede che vengano citati Silvio Berlusconi, Romano Prodi e gli ex ministri Franco Frattini, Antonio Martino e Arturo Parisi, e l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta.

Fonte Il Giornale

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