Spie, navi, missili: Mosca sfida gli Usa

spieNell’arco di pochi giorni il Cremlino ha «sparato» tre messaggi alla Casa Bianca. Un modo per ricordare che la Russia ha le sue aree di influenza e teatri dove non è disposta a incassare senza reagire. Dall’intelligence alla crisi in Siria. Il primo segnale riguarda il caso del presunto agente Cia sorpreso mentre tentava di reclutare un ufficiale russo. Un portavoce del Fsb, il servizio segreto, sostenendo che gli americani avevano violato «una linea rossa» ha assestato un colpo non da poco. Ha infatti rivelato ai media il nome del capo stazione Cia in Russia. Mossa davvero inusuale e che potrebbe provocare una rappresaglia da parte di Washington. Se i russi lo hanno fatto – è un’interpretazione – è per motivi di politica interna. Vogliono dimostrare di tener a bada la Cia, accusata di essere troppo aggressiva. Dall’altra parte non è che gli agenti venuti dall’Est stiano a guardare e, secondo diversi analisti, l’attività negli Usa è sempre molto sostenuta.

MEDITERRANEO – Gli altri due segnali sono legati al conflitto siriano. Mosca ha annunciato che una task force navale della Flotta del Pacifico è entrata nel Mediterraneo. Evento che non si verificava da decenni. La formazione è composta dall’incrociatore Ammiraglio Panteleyev, da unità da sbarco e da appoggio, forse da un sottomarino nucleare. Secondo fonti ufficiali dovrebbe raggiungere il porto cipriota di Limassol ma non è escluso che possa visitare anche lo scalo siriano di Tartous, l’unico appoggio che la Marina dispone nel Mediterraneo. Trasferendo la task force, il Cremlino mostra la bandiera e accresce la presenza in un momento dove crescono le voci su un intervento occidentale.

ASSAD NON SI TOCCA – L’ingresso delle unità – il terzo messaggio – però può essere legato alle forniture di armi per il regime di Assad e a manovre per proteggerle. Mosca è sul punto di spedire sofisticati missili anti-aerei «S 300». Inoltre, come ha rivelato giovedì il New York Times, ha consegnato alla Siria numerose batterie «Yakhont», ordigni anti-nave che il paese arabo aveva ordinato nel 2007. Washington ha invano cercato di dissuadere il Cremlino e ieri ha dato voce alle critiche, ma Mosca non è disposta ad abbandonare Assad. Anzi, in questa fase ha tutto l’interesse nel sostenerlo. Proprio grazie all’assistenza degli alleati – russi, iraniani, Hezbollah libanesi, sciiti iracheni – l’esercito di Assad è riuscito a riprendere l’iniziativa su diversi fronti. Il flusso di armi in favore della Siria è seguito con molta attenzione a Gerusalemme. Israele ha già condotto tre raid per distruggere materiale sensibile ospitato negli arsenali di Assad. E, due giorni fa, non ha escluso di condurre altre incursioni per evitare che missili o altri equipaggiamenti ritenuti «strategici» possano essere trasferiti dalla Siria all’Hezbollah. Per questo in molti prevedono una «lunga estate calda» in Mediterraneo.

Fonte Corriere

Related posts

Leave a Comment