Microspie nella caserma dei vigili urbani

Microspie per ascoltare i dialoghi dei colleghi in ufficio. Microfoni piccoli, nascosti tra fogli e computer per captare i commenti e le verità nascoste di una comando che appare attraversato da rivoli di veleno. È l’accusa contenuta in un fascicolo aperto dal sostituto procuratore Massimo De Bortoli. A inoltrarlo sarebbero stati alcuni agenti della caserma, dopo aver trovato una sorta di trasmittente e averla attribuita a un collega. Nel mirino è finito G.N., che è stato iscritto nel registro degli indagati anche se la sua effettiva responsabilità è da provare.…

Continua a leggere