AGI entro il 2030: DeepMind avverte il mondo non e’ pronto

AGI

Articolo Aggiornato il 10/06/2026 da Francesco Polimeni

AGI. Demis Hassabis, CEO di Google DeepMind, ha dichiarato il 5 giugno 2026 alla Stanford Graduate School of Business che l’intelligenza artificiale generale arriverà entro il 2030, avvertendo che la società ha poco tempo per prepararsi alle conseguenze.

L’annuncio non arriva da un ricercatore accademico che specula in un convegno di nicchia. Arriva da Demis Hassabis, il neuroscienziato e game designer britannico che ha fondato DeepMind nel 2010, venduto a Google nel 2014, e guidato la creazione di AlphaGo, AlphaFold e Gemini. Quando Hassabis parla di AGI, il settore ascolta — e anche chi si occupa di sicurezza dovrebbe farlo.

La dichiarazione è netta: l’AGI, ovvero un sistema artificiale capace di eguagliare o superare le capacità intellettuali umane su un ampio spettro di compiti, arriverà entro il 2030, “più o meno un anno”. Pochi giorni fa, parlando alla Stanford Graduate School of Business, Hassabis ha aggiunto che il 2026 rappresenta già un punto di svolta: gli agenti AI hanno raggiunto una concreta utilità operativa, e il percorso verso l’AGI è ora più leggibile che in passato. Come riportato da HWUpgrade, il CEO di DeepMind ha usato parole esplicite: “La società deve ascoltare questo, perché non abbiamo molto tempo per prepararci a ciò che significa. Sarà enormemente profondo.”


Cos’è l’AGI e perché la definizione conta

Prima di capire cosa cambia, vale la pena chiarire cosa si intende davvero per AGI — perché la confusione terminologica è parte del problema.

L’intelligenza artificiale “stretta” (o ANI, Artificial Narrow Intelligence) è quella che già usiamo: sistemi che eccellono in un compito specifico, come riconoscere immagini, tradurre testi, giocare a scacchi. ChatGPT, Gemini, Claude — tutti sistemi ANI, per quanto sofisticati. L’AGI è qualcosa di diverso: un sistema che apprende, si adatta, ragiona e risolve problemi in domini sconosciuti, come farebbe un essere umano — o meglio.

Il problema, come sottolinea Malo Bourgon del Machine Intelligence Research Institute, è che non esiste una definizione univoca e condivisa di AGI. E questa ambiguità non è un dettaglio tecnico: significa che alcuni attori del settore potrebbero dichiarare di aver raggiunto l’AGI senza che il resto della comunità sia d’accordo, creando una narrativa mediatica sganciata dalla realtà tecnica. Shaw Walters di Eliza Labs sostiene già oggi che i modelli attuali siano AGI. Elon Musk prevede il raggiungimento per il 2026. Sam Altman di OpenAI parla di agenti AI nella forza lavoro già quest’anno. Dario Amodei di Anthropic indica un orizzonte simile.

Contro questa corsa alle dichiarazioni, i dati dicono altro. A marzo 2026, la ARC Prize Foundation ha rilasciato il benchmark ARC-AGI-3, specificamente progettato per testare la capacità di apprendimento adattivo in ambienti sconosciuti — la caratteristica definitoria dell’AGI. I modelli migliori di Google, OpenAI, Anthropic e xAI hanno ottenuto punteggi inferiori all’1%. I partecipanti umani: 100%. Il divario è abissale.

Quando arriverà l’AGI? Le previsioni dei principali leader del settore (2026)

Elon MuskxAI / SpaceX
2026
2026
Shaw WaltersEliza Labs — “già ora”
≤2026
≤2026
Sam AltmanOpenAI
2027–28
2027–28
Demis HassabisGoogle DeepMind
2029–31
entro 2030
Dario AmodeiAnthropic
2029–32
entro 2032
Scettici del settoreARC Prize, MIRI ecc.
oltre 2035
> 2035
20262028203020322035+

Fonti: dichiarazioni pubbliche 2025–2026. Le barre indicano l’orizzonte temporale stimato, non una data precisa.


Il 2030 come soglia: ottimismo o campanello d’allarme?

Hassabis non è un visionario naïf. Ha 49 anni, un dottorato in neuroscienza cognitiva a Cambridge, e ha costruito sistemi che hanno battuto i campioni del mondo a Go e risolto il problema del folding proteico che la biologia non riusciva a risolvere in 50 anni. Quando dice che l’AGI è “a pochi anni”, non lo dice per compiacere gli investitori.

La sua preoccupazione centrale non riguarda la tecnologia. Riguarda la preparazione. “Quando guarderemo indietro a questo periodo, penso che tra forse 10 anni realizzeremo che eravamo ai piedi della singolarità”, ha dichiarato. E ha aggiunto che i prossimi anni saranno “molto critici” per determinare la direzione di questa transizione — se la società avrà abbastanza tempo per adeguarsi, o se sarà travolta senza strumenti adeguati.

È una distinzione fondamentale. Hassabis non sta dicendo che l’AGI è pericolosa di per sé. Sta dicendo che l’impreparazione lo è. E su questo punto, chi si occupa di sicurezza — in senso tecnico, operativo, professionale — sa che il problema non è l’evento, ma la finestra di reazione.


Cosa cambia nella sorveglianza e nella sicurezza con l’AGI

Qui il discorso tocca direttamente il mondo TSCM e la sicurezza delle informazioni aziendali.

Oggi, le tecnologie di sorveglianza — microspie ambientali, intercettatori GSM/IMSI, spyware di tipo Pegasus o Graphite, sistemi di tracking Bluetooth — sono strumenti nelle mani di operatori umani, con costi, limiti operativi e necessità di prossimità fisica o accesso digitale. L’AGI cambia questa equazione in modo radicale.

Un sistema AGI potrebbe, in linea di principio, autonomizzare l’intera catena della raccolta intelligence: identificare il bersaglio, selezionare il vettore d’attacco ottimale, pianificare l’inserimento del dispositivo o dello spyware, analizzare in tempo reale l’audio/video intercettato, correlare i dati con fonti OSINT, produrre un rapporto di intelligence senza intervento umano. Non si tratta di fantascienza. Si tratta dell’estensione logica delle capacità che i sistemi agentic AI stanno già dimostrando nel 2026.

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Il professor Alessandro Curioni, uno dei massimi esperti italiani di cyber-intelligence, ha più volte osservato che la vera rivoluzione non sta nella potenza di fuoco dei singoli strumenti, ma nell’automazione della catena decisionale. Quando l’AGI entrerà nella filiera della sorveglianza offensiva, il costo di un’operazione di intelligence mirata crollerà — e con esso le barriere d’ingresso per attori non statuali, criminalità organizzata, concorrenza sleale di livello industriale.

La catena di sorveglianza offensiva: oggi vs era AGI

Come cambia ogni fase dell’operazione con l’automazione AGI — e dove rimane indispensabile l’ispezione TSCM

1. Selezione bersaglio
Analisi OSINT, profilo vulnerabilità
2. Vettore d’attacco
Scelta dispositivo, accesso fisico o digitale
3. Inserimento
Installazione microspia o spyware
4. Raccolta dati
Audio, video, traffico digitale
5. Intelligence
Analisi, correlazione, report finale
Oggi — operatore umano necessario
Ogni fase richiede decisione umana
Costi elevati, accesso fisico difficile
Dispositivi con signature RF nota
Analisi manuale, tempi lunghi
Attori: servizi di Stato, grandi aziende
Era AGI — automazione della catena
Pipeline end-to-end automatizzata
Costi drasticamente ridotti
Vettori nuovi, non ancora catalogati
Analisi e correlazione in tempo reale
Attori: chiunque abbia una motivazione
La bonifica TSCM professionale rimane l’unica risposta non sostituibile dall’AI
Ispezione fisica
Rileva ciò che nessun algoritmo sa cercare
Analisi RF broadband
Identifica segnali anomali non catalogati
Competenza aggiornata
Conosce le nuove superfici d’attacco
Polinet S.r.l. — Licenza ex Art. 28 T.U.L.P.S. | NATO NCAGE AL332 | MEPA/Consip | dal 2001 → spiare.com

Per un’azienda, un dirigente, uno studio professionale, questo significa che il modello di rischio cambia strutturalmente. Non si tratta più di proteggersi da attori con risorse da intelligence di Stato. Si tratta di proteggersi da minacce che, entro pochi anni, potrebbero essere accessibili a chiunque abbia una motivazione e una connessione internet.


Il problema dell’attribuzione: quando l’AGI nasconde le tracce

Uno degli aspetti più insidiosi dell’AGI applicata alla sorveglianza è l’attribuzione. Oggi, un’operazione di intercettazione ambientale lascia tracce fisiche — il dispositivo, il segnale RF, il vettore di installazione. Un’analisi TSCM professionale può rilevare queste tracce, classificarle, e in molti casi risalire all’autore o almeno alla tipologia dell’operatore.

Con l’AGI, questo scenario si complica. Sistemi sufficientemente avanzati potrebbero progettare vettori di attacco completamente nuovi, non catalogati nei database esistenti, adattando le tecniche in tempo reale per eludere i pattern di rilevamento noti. La difesa diventa un problema di scoperta continua, non di verifica rispetto a firme note.

È lo stesso problema che la comunità di cybersecurity affronta con il malware polimorfico — ma esteso all’ambiente fisico. E la risposta è la stessa: non esiste uno strumento automatico che sostituisca la valutazione tecnica di un esperto qualificato, che conosce non solo gli strumenti ma il contesto operativo in cui operano.

Come spiega Francesco Polimeni, specialista TSCM di Polinet S.r.l. con oltre 20 anni di esperienza operativa: “L’AGI non cambia i principi fondamentali della counter-surveillance — cambia la velocità e l’autonomia con cui le minacce evolvono. Chi si affida a procedure standardizzate imparate cinque anni fa sarà cieco rispetto alle nuove superfici d’attacco. La risposta non è tecnologica: è competenza aggiornata e ispezione fisica sistematica.”

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Il benchmark ARC-AGI-3 e il problema della misurazione

Vale la pena soffermarsi sul benchmark ARC-AGI-3 della ARC Prize Foundation, perché è uno dei pochi strumenti scientificamente rigorosi in questo dibattito. Mentre i CEO fanno previsioni, i ricercatori misurano — e i risultati sono sobri.

Il test è progettato per valutare qualcosa di molto specifico: la capacità di un sistema di apprendere nuove regole da pochissimi esempi e applicarle correttamente in contesti mai visti. È una capacità che gli esseri umani esercitano quasi inconsciamente. Per i modelli attuali, è un muro. Punteggi inferiori all’1% per i sistemi più avanzati del pianeta non sono un risultato deludente — sono un segnale che stiamo ancora usando paradigmi di apprendimento fondamentalmente diversi da quelli biologici.

Questo non invalida le previsioni di Hassabis. Significa che il percorso verso l’AGI richiederà probabilmente discontinuità architetturali significative, non solo più potenza di calcolo o più dati. E che i tempi sono genuinamente incerti — sia per chi li ritiene imminenti che per chi li considera lontani.

Per chi lavora nella sicurezza, questa incertezza ha un’implicazione pratica: non è prudente né pianificare come se l’AGI arrivasse domani, né ignorarne l’impatto perché “ci vorrà ancora molto”. La finestra di preparazione è adesso, quando il rischio è ancora gestibile.

Benchmark ARC-AGI-3 (marzo 2026) — capacità di apprendimento adattivo in contesti sconosciuti

Migliori modelli AI (Google, OpenAI, Anthropic, xAI)

< 1%

punteggio medio sul benchmark

Partecipanti umani

100%

punteggio medio sul benchmark

Umani
100%
100%
GPT-4o (OpenAI)
<1%
<1%
Gemini (Google)
<1%
<1%
Claude (Anthropic)
<1%
<1%
Grok (xAI)
<1%
<1%

Il benchmark ARC-AGI-3 misura la capacità di apprendimento adattivo in ambienti mai visti — la caratteristica definitoria dell’AGI. Fonte: ARC Prize Foundation, marzo 2026.


Tre scenari per la sicurezza aziendale nei prossimi cinque anni

Senza pretese di previsione, è utile mappare tre scenari possibili sulla base delle informazioni disponibili.

Scenario 1 — AGI debole (2028-2032): i sistemi raggiungono capacità AGI in domini ristretti ma non generalizzano pienamente. L’impatto sulla sorveglianza è incrementale: automazione parziale dell’analisi, migliore evasione dei sistemi di rilevamento, costi operativi inferiori per gli attori malevoli. Risposta: aggiornamento continuo dei protocolli TSCM, formazione specialistica annuale.

Scenario 2 — AGI generale (2028-2031, scenario Hassabis): un sistema raggiunge la capacità di operare autonomamente su compiti complessi e diversificati. La filiera della sorveglianza offensiva si automatizza parzialmente. Emergono nuove tipologie di dispositivi progettate dall’AI che sfuggono ai pattern di rilevamento tradizionali. Risposta: bonifica ambientale con cadenza molto più frequente, adozione di analisi spettrale broadband continua, protocolli zero-trust per le comunicazioni sensibili.

Scenario 3 — AGI rapida con effetti sistemici: la transizione è più veloce del previsto e genera disruption nei mercati del lavoro, nelle infrastrutture e nei sistemi di sicurezza pubblica. In questo scenario, la domanda di intelligence privata e counter-surveillance professionale aumenta significativamente, sia per attori istituzionali che per grandi aziende. Risposta: strutturazione di contratti di presidio continuativo, non solo ispezioni una tantum.


Cosa fare adesso: le priorità concrete

L’AGI non è ancora qui. Ma le sue precondizioni — sistemi agentic, automazione dei processi cognitivi, riduzione dei costi computazionali — sono già operative. Le aziende e i professionisti che si occupano di sicurezza devono agire su tre livelli.

Il primo è la valutazione del rischio attuale. Qual è il perimetro fisico e digitale delle informazioni sensibili? Esistono dispositivi di sorveglianza già installati che una bonifica professionale non ha ancora rilevato? La risposta a questa domanda non può essere “probabilmente no” — deve essere basata su un’ispezione TSCM certificata con strumentazione calibrata.

Il secondo è la formazione del personale. La superficie d’attacco più vulnerabile in qualsiasi organizzazione è quella umana. I collaboratori che gestiscono informazioni sensibili devono conoscere i vettori di attacco correnti — non quelli di cinque anni fa.

Il terzo è la pianificazione della continuità. Se l’AGI arriva nei tempi indicati da Hassabis, le organizzazioni che avranno definito protocolli di sicurezza adattivi saranno in grado di rispondere. Quelle che si affideranno a procedure statiche saranno esposte.


Conclusione: il valore dell’ispezione fisica nell’era dell’AI

La dichiarazione di Hassabis ha ricevuto attenzione mediatica per le sue implicazioni economiche e filosofiche — lavoro, identità, futuro dell’umanità. Meno attenzione ha ricevuto per le sue implicazioni di sicurezza operativa. Ed è precisamente qui che si gioca la partita per aziende, professionisti e istituzioni che trattano informazioni riservate.

Nessun sistema AI — oggi o domani — può sostituire l’ispezione fisica di un ambiente da parte di uno specialista TSCM qualificato. La tecnologia può automatizzare l’analisi, ma non può vedere ciò che non è stato programmato per cercare. E nell’era dell’AGI, ciò che non è stato programmato per cercare sarà esattamente ciò che un attore sofisticato utilizzerà.

La finestra per prepararsi è aperta. Non è detto che lo resti a lungo.

Domande frequenti

Cos’e’ l’AGI e quando potrebbe arrivare?

L’AGI (Artificial General Intelligence) e’ un sistema di intelligenza artificiale capace di ragionare, apprendere e risolvere problemi come un essere umano su qualsiasi tipo di compito, non solo in domini specifici. Demis Hassabis, CEO di Google DeepMind, ha dichiarato il 5 giugno 2026 alla Stanford Graduate School of Business che l’AGI arrivera’ entro il 2030. Il settore e’ tuttavia profondamente diviso sulle tempistiche e non esiste ancora una definizione tecnica condivisa.

Quali rischi porta l’AGI per la sicurezza aziendale?

Un sistema AGI potrebbe automatizzare l’intera catena della sorveglianza offensiva: dalla selezione del bersaglio all’analisi dei dati intercettati, passando per la scelta del vettore d’attacco e l’installazione del dispositivo. Questo ridurrebbe drasticamente i costi operativi e abbasserebbe le barriere d’ingresso per attori malevoli, rendendo le minacce di intercettazione accessibili non piu’ solo a servizi di Stato o grandi organizzazioni, ma potenzialmente a chiunque.

Una bonifica TSCM e’ ancora utile nell’era dell’intelligenza artificiale?

Assolutamente si’. Nessun sistema AI puo’ sostituire l’ispezione fisica di un ambiente condotta da uno specialista TSCM certificato. Anzi, con l’avanzare dell’intelligenza artificiale i vettori d’attacco diventeranno piu’ sofisticati e meno standardizzati, progettati per eludere i sistemi di rilevamento automatici. La competenza umana aggiornata — unita ad analisi RF broadband e strumentazione calibrata — rimane l’unica risposta efficace.

Cos’e’ il benchmark ARC-AGI-3 e cosa misura?

Il benchmark ARC-AGI-3, rilasciato dalla ARC Prize Foundation a marzo 2026, e’ progettato per misurare la capacita’ di apprendimento adattivo in ambienti mai visti: la caratteristica considerata definitoria dell’AGI. I risultati sono significativi: i modelli piu’ avanzati di Google, OpenAI, Anthropic e xAI hanno ottenuto punteggi inferiori all’1%, mentre i partecipanti umani hanno raggiunto il 100%. Un divario che evidenzia come i sistemi attuali siano ancora lontani dall’intelligenza generale.

Cosa fa Google DeepMind nel campo dell’intelligenza artificiale?

Google DeepMind e’ il laboratorio di ricerca AI di Google, fondato nel 2010 da Demis Hassabis e acquisito da Google nel 2014. Ha sviluppato AlphaGo — il primo sistema a battere un campione mondiale di Go — AlphaFold, che ha risolto il problema del protein folding dopo 50 anni di ricerca biologica, e la famiglia di modelli Gemini. E’ considerato uno dei principali laboratori di ricerca sull’intelligenza artificiale al mondo.

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Autore

  • Francesco Polimeni è un esperto riconosciuto nel campo del Technical Surveillance Counter Measures (TSCM), con oltre trent'anni di esperienza nel settore della sicurezza e del controspionaggio.

    Dopo una carriera come agente della Polizia di Stato, ha fondato Polinet S.r.l. a Roma, un'azienda leader nelle bonifiche elettroniche e nella vendita di dispositivi di sorveglianza.

    Dal 2001 è Amministratore Unico della Polinet S.r.l., tra le società leader in Italia esperte in tecnologie di Controsorveglianza e Anti Intercettazioni.

    La sua specializzazione include la bonifica di microspie in ambienti privati e professionali, nonché la rimozione di localizzatori GPS nascosti nei veicoli.

    Polimeni è anche un volto noto nei media italiani, avendo partecipato a numerose trasmissioni televisive di rilievo come "Porta a Porta" e "Matrix", dove è spesso invitato come esperto per discutere di tematiche legate alla sicurezza delle informazioni e al controspionaggio.

    La sua attività non si limita alla capitale; infatti, offre i suoi servizi di bonifica in tutta Italia, mantenendo un alto livello di riservatezza e professionalità in ogni intervento.

    Francesco Polimeni è iscritto al Ruolo Periti ed Esperti dalla C.C.I.A.A. di Roma al numero *** RM-2368 *** quale "Esperto in Sistemi di Prevenzione del Crimine".
    Competenze chiave:
    - Bonifiche elettroniche e rimozione di dispositivi di sorveglianza

    - Consulenze tecniche per la prevenzione del crimine

    - Utilizzo di tecnologie avanzate per il rilevamento di localizzatori GPS

    - Esperienza pluriennale nel settore TSCM e controspionaggio

    Titolare della Licenza Ministeriale ex Art. 28 T.U.L.P.S., rilasciata dalla Prefettura di Roma, che autorizza la vendita e manutenzione di materiale per le Forze Armate e le Forze di Polizia. Certificato NATO NCAGE AL332 nel NATO Codification System, riconosciuto come fornitore ufficiale per le Amministrazioni della Difesa e gli Enti Governativi NATO. Qualificato MEPA/Consip e iscritto all'Albo Fornitori Carabinieri e al registro del Ministero della Difesa.

    - Licenza Ministeriale ex Art. 28 T.U.L.P.S.
    - Certificazione NATO NCAGE AL332
    - Fornitore qualificato MEPA/Consip — Ministero della Difesa
    - Albo Fornitori Carabinieri

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