L’Ecuador e la falsa tranquillità degli Stati Uniti

correa-e-morales-si-contendono-la-leadership-dellalba-640x430Ho deciso di non perdere tempo a guardare un paio di video clip su YouTube dedicati alle attività dell’ambasciata degli USA in Ecuador. Secondo i diplomatici, la «rabbia» di Washington verso il governo dell’Ecuador guidato da Rafael Correa non è durata molto, dopo che l’ambasciatrice statunitense Heather Hodges è stata dichiarata «persona non grata» ad aprile.
Gli statunitensi fanno un punto nel mostrare efficienza e disinteresse nella cooperazione bilaterale con le autorità ecuadoriane. I diplomatici statunitensi sono onnipresenti in ogni attività di qualsiasi natura: fondi assegnati alla lotta contro l’AIDS, creazione di infrastrutture militari nei pressi di Columbia, curare la rara e intrigante fauna selvatica delle isole Galapagos, fare la lista dei vincitori del premio Fulbright e così via; l’elenco potrebbe continuare. Parlando in TV, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Ecuador, Adam Namm e Ronald Packowtz, console degli Stati Uniti a Guayaquil, hanno sottolineato che gli Stati Uniti sono interessati al progresso della democrazia e sono pronti a collaborare con i partiti politici e la società civile. Hanno sottolineato che la CIA non è coinvolta in nessuna attività sovversiva nel Paese, l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID) è coinvolta solo nelle attività cui è assegnata e nient’altro. I diplomatici ripetono costantemente che circa 2 milioni di ecuadoriani vivono negli Stati Uniti e 30 mila cittadini statunitensi, soprattutto pensionati, risiedono in Ecuador. Almeno 250 mila turisti statunitensi visitano il paese ogni anno. Le esportazioni degli Stati Uniti verso l’Ecuador assommano a circa 6-7 miliardi di dollari all’anno, mentre le importazioni statunitensi dall’Ecuador sono più di 10 miliardi. I rappresentanti degli Stati Uniti sottolineano la stretta e intensa cooperazione economica, e che una qualsiasi destabilizzazione sarebbe dolorosamente dannosa per l’Ecuador e i suoi cittadini.

Il governo dell’Ecuador ha espulso l’ambasciatrice degli Stati Uniti, Heather M. Hodges, oltre che per i commenti fatti su un cablo diplomatico, pubblicato da Wikileaks, in cui la signora Hodges parlava della corruzione dei vertici del governo e della polizia in Ecuador e della possibile conoscenza di ciò del Presidente. E che presumibilmente questo permettesse al Presidente Correa di manipolare più facilmente coloro che vengono assegnati in quelle posizioni. Ci si può immaginare la reazione di Correa che si è visto ritratto come un piccolo laido Machiavelli dei tropici. Naturalmente, Hodges non poteva immaginare che i rapporti che aveva scritto con sicurezza, sarebbero emersi e resi pubblici. Washington vede Rafael Vicente Correa come un politico «ostile».

La ragione di ciò è lampante. Per la prima volta in decine di anni un presidente indipendente, risoluto, patriottico e con un’istruzione di primo rango, governa l’Ecuador. In nessun modo gli si può gettare fumo negli occhi raccontando storie che lodano il modello di sviluppo neo-liberale come il migliore e insostituibile, imponendo il punto di vista che il libero mercato, sotto l’egida degli Stati Uniti, sia la cosa migliore, senza alternative, che la scelta socialista non ha prospettive per il futuro, o che il mantenimento della presenza del Pentagono sia necessario…
Washington diffonde surrettiziamente l’idea che il presidente ecuadoriano sia inaccettabile. Che ci sia qualcun altro, ma non lui! Il dipartimento di Stato e i servizi speciali vedono Correa come probabile successore politico e ideologico nel continente del presidente venezuelano Chavez.

L’ambasciatore Adam Namm sa bene che Correa distacca di molto i suoi avversari nei sondaggi pre-elettorali. Secondo i recenti sondaggi è in testa con il 61%. E’ ampiamente accettata l’idea che Correa abbia la possibilità di vincere al primo turno. Ciò significa che l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra America), o ALBA si rafforzerà e continuerà a resistere alle politiche imperiali di Washington. La tetraggine regna nei media della destra conservatrice: non ci sono in programma intrighi nella campagna che precede le elezioni del 17 febbraio. Tuttavia, l’opposizione può prepararsi a una lotta per i seggi dell’Assemblea Nazionale, le cariche dei governatori e la rappresentanza nel parlamento andino. Questo è ciò su cui il dipartimento di Stato e i servizi speciali degli Stati Uniti sembrano contare.

Non importa se ci sono stati conflitti con le autorità, in passato, la Drug Enforcement Administration (DEA) e gli attaché militari (fino a 50 servizi segreti) preservano la loro presenza nel Paese. I funzionari della DEA fanno del loro meglio per utilizzare le vecchie ed efficaci tattiche per provare a coinvolgere funzionari governativi, militari, agenti di polizia e anche diplomatici nel traffico di droga, per screditare il regime di Correa (come è accaduto nel recente «caso della valigia»). I diplomatici del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti reclutano talpe per le azioni future, soprattutto offrendo incentivi materiali. Non c’è dubbio che gli istruttori del Pentagono abbiano ottenuto grandi risultati nel «lavaggio del cervello» della popolazione locale, così come nell’insegnare l’arte dell’interrogatorio di «terzo grado». Ciò di cui l’Ecuador non ha bisogno di sicuro è questo tipo di esperti della difesa, di potenziali cospiratori.

Questo è il motivo per cui il presidente Correa ha preso la decisione di por fine all’addestramento di personale militare  ecuadoriano nelle scuole militari statunitensi. Trova che le strutture addestrative dell’ALBA siano più adatte allo scopo. Il Presidente ha suggerito che l’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR) dovrebbe avere una propria accademia militare «basata sui principi dei diritti umani, l’onore e la sovranità, con cui ai cadetti saranno insegnate le discipline militari, invece delle competenze da agente di polizia (per soddisfare gli obiettivi repressivi degli Stati Uniti»). Gli sforzi del Pentagono volti alla militarizzazione dell’America latina sono visti dal governo ecuadoriano come una minaccia alla sovranità e all’indipendenza dei Paesi della regione. Amanda Davila, il ministro delle comunicazioni dell’Ecuador, ha recentemente condannato fermamente l’infiltrazione illegale di un gruppo di militari statunitensi nel territorio nazionale, con il pretesto di «esperimenti medici».

Non vi è alcuna differenza tra i regimi di Evo Morales in Bolivia e Rafael Correa in Ecuador, per il Comando Sud degli Stati Uniti (US Southern Command) ma come sempre non li distingue mai nelle sue dichiarazioni pubbliche. Il generale Douglas Fraser, comandante del Comando Sud degli USA ha detto che gli Stati Uniti avevano legami militari molto buoni con l’Ecuador e con gli altri Paesi dell’America Latina, esclusi Cuba, Venezuela e Bolivia (che sono i membri principali di ALBA). Questo approccio dovrebbe allertare il governo dell’Ecuador. Che combina Washington?
La cosa principale è preservare la sostanziale presenza militare statunitense nel Paese. Centinaia di agenti svolgono il loro servizio in Ecuador per introdursi nel potenziale teatro di guerra. Il considerevole numero di diplomatici e consiglieri facilita notevolmente le attività d’intelligence umana (HumInt) all’interno delle forze armate dell’Ecuador.

Il controspionaggio dell’Ecuador non è abbastanza forte per tenere sotto controllo tutti gli ufficiali dei servizi segreti della difesa degli Stati Uniti che operano nel Paese. Il presidente Correa e il suo entourage sanno bene quali minacce possono sorgere e cercano di osservare la correttezza politica. L’ex ministro della Difesa Javier Ponce ha definito l’approccio dell’Ecuador al problema. Secondo lui, l’Ecuador aveva legami normali con il Comando Sud degli Stati Uniti. Ciò significa che le azioni del SOUTHCOM nella parte settentrionale del paese (al confine con la Colombia) vengono accettate senza ulteriori laccioli. L’Ecuador sarà contrariato dalla sproporzionata e invadente presenza degli Stati Uniti nella zona di frontiera. Il Paese riuscirà ad addestrare il personale per l’intelligence militare e per le operazioni di contrasto delle formazioni armate illegali senza l’assistenza degli Stati Uniti. L’Ecuador perciò ricorre a Spagna, Cile, Argentina e Russia per migliorare l’operatività della propria sicurezza.

Lo scrittore guatemalteco Francisco Alvarado Godoy dice che l’Ecuador e la tranquilla rivoluzione dei suoi cittadini sono in pericolo. Nel suo articolo sui piani della CIA contro il presidente Correa  fornisce diversi fatti che confermano che vi sono dei piani volti alla destabilizzazione accendendo dei conflitti interni. I partiti che non hanno speranza di successo nelle elezioni e le varie agenzie non governative devono essere utilizzati per condurre un’ostile campagna di propaganda anti-governativa contro Correa e il movimento di sinistra Alianza Pais. In realtà tutti gli avversari di Correa ricevono sostegno finanziario dagli Stati Uniti, per esempio: l’ex banchiere Guillermo Lasso, il re delle banane Alvaro Noboa, e Lucio Gutierrez definito il Chavez dell’Ecuador all’inizio della sua carriera politica, ma che preferì il vergognoso ruolo di agente della CIA, di divulgatore di falsi diffamatori contro Correa e gli altri leader di ALBA.

Alvaro Godoy afferma che l’ambasciata statunitense e la residenza dell’ambasciatore vengono utilizzati come centri di controllo operativo per destabilizzare l’Ecuador prima delle elezioni. Ed è qui che provengono le istruzioni ai candidati controllati. Insegnano gli sporchi trucchi della propaganda e come intensificare gli attacchi contro il Consiglio Nazionale Elettorale (CNE). Le accuse espresse contro il Consiglio sono sempre le stesse: i risultati delle elezioni potrebbero essere falsificate in favore di Correa, che accusano di mettere sotto controllo tutti gli organi amministrativi imitando Chavez. Così gli elettori devono svegliarsi e fare la scelta giusta, perché l’Ecuador è sul punto di diventare una dittatura. Il presidente del CNE Domingo Paredes ha espresso allarme: l’ente governativo responsabile principale per le elezioni è sotto attacco allo scopo di destabilizzare il processo elettorale legale. Secondo Paredes, alcune organizzazioni e personalità politiche hanno intenzione di creare strutture parallele al Consiglio Nazionale Elettorale. Il loro compito principale è fornire le prove delle elezioni truccate.

Sono gli stessi metodi per frustrare e screditare le elezioni utilizzate dagli agenti dei servizi segreti degli Stati Uniti in Bolivia, Nicaragua e Venezuela in particolare. L’Ecuador è il prossimo. L’ambasciatore Namm e la sua squadra di provocatori potrebbero essere al centro di tali eventi. Domingo Paredes non ha fatto i nomi di coloro che sono dietro le azioni sovversive volte a tentare di frustrare le elezioni. Ma l’Ecuador non è una specie di pupo manovrato. Namm dovrebbe tenersi pronto ad eventi inaspettati.

Fonte Strategic Culture Foundation.

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