UK lancia il registro degli specialisti anti-terrorismo: e l’Italia?

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Articolo Aggiornato il 14/05/2026 da Francesco Polimeni

Registro specialisti anti-terrorismo UK: cosa manca in Italia

La polizia antiterrorismo del Regno Unito (Counter Terrorism Policing) ha attivato il 27 aprile 2026 un registro nazionale di specialisti in sicurezza protettiva, certificati e verificati, a disposizione di aziende, enti pubblici e gestori di luoghi aperti al pubblico. Una misura concreta nata dall’inchiesta sull’attentato alla Manchester Arena del 2017 che ha riaperto il dibattito su un tema cruciale: in Italia e in Europa esiste qualcosa di equivalente?

Cos’è il Security Specialists Register e come funziona

Il registro è stato sviluppato da NaCTSO — National Counter Terrorism Security Office, unità specializzata della polizia antiterrorismo — insieme al Register of Security Engineers and Specialists (RSES), e sarà amministrato dalla Institution of Civil Engineers, uno degli ordini professionali più autorevoli del Regno Unito.

Le organizzazioni che necessitano di consulenza su sicurezza perimetrale, preparazione alle emergenze o implementazione tecnica di sistemi di protezione possono ora accedere a un pool verificato di esperti, ciascuno sottoposto a vetting approfondito sulla competenza e vincolato a un codice di condotta professionale. Il coordinatore nazionale Jon Savell ha dichiarato: “Il nostro obiettivo primario è proteggere le persone nel Regno Unito. Questo registro permette alle organizzazioni di prendere decisioni informate sulla sicurezza protettiva, con la garanzia che i consulenti siano stati rigorosamente e indipendentemente valutati.”

Il sistema è modellato su registri professionali già esistenti — chirurghi, ingegneri strutturali, commercialisti — dove l’accreditamento garantisce standard verificabili e responsabilità professionale. La differenza è che qui l’endorsement viene direttamente dalla polizia antiterrorismo, aggiungendo un livello di credibilità istituzionale che nessun registro privato può offrire.

Il contesto: dalla strage di Manchester alle nuove leggi

Il Security Specialists Register non è nato dal nulla. È il risultato diretto dell’inchiesta pubblica sull’attentato alla Manchester Arena del 22 maggio 2017, in cui 22 persone persero la vita durante un concerto di Ariana Grande. L’inchiesta, durata anni, ha evidenziato gravi lacune nella preparazione del personale di sicurezza privata presente quella notte — lacune che, secondo i giudici, avrebbero potuto ridurre il numero delle vittime se affrontate preventivamente.

Il registro segue il lancio, avvenuto il mese precedente, di una qualifica Ofqual in Counter Terrorism Protective Security and Preparedness — la prima qualificazione formale riconosciuta dallo Stato nel settore. Insieme, le due misure ridisegnano il profilo professionale degli esperti di sicurezza nel Regno Unito: da figure non regolamentate a professionisti certificati, verificati e responsabili.

Il quadro europeo: cosa esiste già

A livello europeo esistono strumenti istituzionali dedicati alla lotta al terrorismo, ma con finalità diverse dal registro britannico.

Il Registro Giudiziario Europeo Antiterrorismo (CTR), gestito da Eurojust, centralizza le informazioni sui procedimenti giudiziari per terrorismo negli Stati UE per coordinare le indagini transnazionali. Non è uno strumento per le aziende — è uno strumento per i magistrati.

Il Regolamento UE 2024/2055 aggiorna periodicamente l’elenco dei soggetti, gruppi ed entità sottoposti a misure restrittive per terrorismo da parte del Consiglio dell’Unione Europea. Anche questo è uno strumento di controllo e sanzione, non di qualificazione professionale.

Esistono poi albi privati settoriali — come quello per specialisti in criminologia clinica e psicologia forense dell’Istituto Emercrim — ma nessuno con endorsement istituzionale paragonabile al modello britannico.

La Direttiva UE 2022/2557 sulle infrastrutture critiche impone agli Stati membri di identificare operatori critici e garantirne la resilienza, ma delega ai singoli paesi l’implementazione concreta — senza un registro europeo unificato di specialisti.

Il vuoto è evidente: l’Europa ha strumenti per identificare i terroristi, ma non strumenti standardizzati per certificare chi li contrasta.

La situazione italiana: cosa prevede la legge e cosa manca

In Italia la qualificazione degli operatori di sicurezza privata è regolata dal Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (T.U.L.P.S.), in particolare dall’articolo 134 che disciplina le guardie particolari giurate, e dall’articolo 28 che regola le attività di investigazione privata e i servizi di sicurezza sussidiaria.

La licenza prefettizia ex Art. 28 T.U.L.P.S. è lo strumento principale per chi opera nel settore della sicurezza privata in Italia — richiede requisiti specifici, verifica dei precedenti e approvazione della Prefettura competente. Polinet S.r.l. opera con questa licenza dal 2001, con certificazione NATO NCAGE AL332 e qualificazione MEPA per la fornitura a enti pubblici e Ministero della Difesa.

Tuttavia, in Italia non esiste un registro nazionale pubblico e consultabile di specialisti in sicurezza protettiva e antiterrorismo equivalente al modello britannico. Chiunque voglia assumere un consulente per la sicurezza del proprio edificio, evento o azienda non ha uno strumento istituzionale per verificarne le credenziali in modo rapido e affidabile.

Il Decreto Legislativo 134/2024 sulla sicurezza nei luoghi di intrattenimento ha introdotto nuovi obblighi per gli organizzatori di eventi pubblici, ma non ha creato un sistema di qualificazione dei consulenti di sicurezza. Il Piano Nazionale di Sicurezza Urbana prevede protocolli di collaborazione tra forze dell’ordine e operatori privati, ma senza un registro formale.

La conseguenza pratica è che il mercato italiano della sicurezza privata presenta una forte disomogeneità qualitativa: accanto a operatori altamente qualificati e certificati coesistono soggetti con competenze molto più limitate, senza che le aziende committenti abbiano strumenti semplici per distinguerli.

Il commento di Francesco Polimeni

“Il modello britannico è esattamente la direzione verso cui dovrebbe andare anche l’Italia. Lavoro nel settore della sicurezza e del controspionaggio dal 2001, con licenza ministeriale ex Art. 28 T.U.L.P.S. e certificazione NATO NCAGE AL332 — e posso confermare che la frammentazione del mercato italiano è un problema reale. Un registro pubblico di professionisti verificati, con vetting sulla competenza e codice deontologico, darebbe finalmente alle aziende e alle pubbliche amministrazioni uno strumento per distinguere i consulenti qualificati dagli improvvisati. L’attentato alla Manchester Arena ha dimostrato che le lacune nella sicurezza privata costano vite umane. L’Italia ha già subito attentati sul suo territorio — sarebbe opportuno non aspettare una nuova tragedia per colmare questo vuoto normativo.”

Cosa possono fare oggi le aziende italiane

In assenza di un registro nazionale, le aziende italiane che necessitano di consulenza in sicurezza protettiva e antiterrorismo devono affidarsi a criteri alternativi per verificare le credenziali dei professionisti:

Verificare la licenza prefettizia ex Art. 28 T.U.L.P.S. — rilasciata dalla Prefettura competente, è il requisito minimo per operare legalmente nel settore in Italia. È verificabile tramite la Prefettura stessa.

Controllare eventuali certificazioni NATO — il codice NCAGE (NATO Commercial and Government Entity) identifica le aziende accreditate per forniture a enti NATO e Ministero della Difesa. La presenza di un codice NCAGE verificabile indica un livello di vetting superiore alla media.

Richiedere la qualificazione MEPA — il Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione qualifica i fornitori che operano con enti pubblici italiani, con requisiti di affidabilità e tracciabilità.

Verificare l’iscrizione alla Camera di Commercio e la continuità operativa — un’azienda attiva da oltre 10 anni con storico verificabile offre maggiori garanzie rispetto a realtà recenti senza track record documentabile.

Infine, richiedere referenze verificabili con clienti istituzionali — la fornitura documentata a Ministero della Difesa, Carabinieri o altri enti delle forze dell’ordine è un indicatore di affidabilità che nessun certificato privato può sostituire.

Prospettive: un registro italiano è possibile?

L’Italia ha tutti gli elementi per creare un registro equivalente al modello britannico. La struttura normativa esiste — T.U.L.P.S., certificazioni prefettizie, qualificazioni MEPA. Manca l’aggregazione in un sistema consultabile pubblicamente, con endorsement istituzionale delle forze dell’ordine o della Presidenza del Consiglio.

Il modello potrebbe essere sviluppato in collaborazione tra il Ministero dell’Interno, le Prefetture, le associazioni di categoria del settore sicurezza e le Camere di Commercio. Il precedente britannico dimostra che è fattibile — e che il costo politico di non farlo può essere molto più alto del costo di implementazione.

Con l’aumento della minaccia terroristica in Europa e la proliferazione di grandi eventi pubblici, la domanda di sicurezza protettiva professionale è destinata a crescere. Dotare il mercato di uno strumento di qualificazione trasparente non è un lusso — è una necessità.


Domande frequenti

D: Il Security Specialists Register britannico è obbligatorio per le aziende?

R: No, è volontario. Le aziende e gli enti pubblici possono consultarlo per scegliere specialisti verificati in sicurezza protettiva, ma non esiste un obbligo di legge nel Regno Unito.

D: In Italia esiste un registro equivalente di specialisti in sicurezza antiterrorismo?

R: No. In Italia non esiste un registro nazionale pubblico e consultabile equivalente. La qualificazione degli operatori è regolata dal T.U.L.P.S. tramite licenza prefettizia, ma manca uno strumento centralizzato accessibile alle aziende per verificare le credenziali dei consulenti.

D: Cos’è la licenza ex Art. 28 T.U.L.P.S. e chi la rilascia?

R: È la licenza ministeriale che autorizza in Italia le attività di investigazione privata e sicurezza sussidiaria. Viene rilasciata dalla Prefettura competente per territorio, prevede verifica dei precedenti e requisiti specifici di idoneità professionale.

D: Cosa significa il codice NATO NCAGE per un’azienda di sicurezza?

R: Il codice NCAGE (NATO Commercial and Government Entity) identifica le aziende accreditate per forniture a enti NATO e al Ministero della Difesa. La sua presenza indica che l’azienda ha superato un processo di vetting superiore agli standard commerciali ordinari.

D: Chi ha sviluppato il Security Specialists Register nel Regno Unito?

R: Il registro è stato sviluppato da NaCTSO — unità specializzata della Counter Terrorism Policing — insieme al Register of Security Engineers and Specialists (RSES), e sarà amministrato dalla Institution of Civil Engineers.

D: Perché il registro britannico è nato dopo l’attentato alla Manchester Arena?

R: L’inchiesta pubblica sull’attentato del 2017 ha evidenziato lacune nella preparazione del personale di sicurezza privata presente quella notte. Il registro è una delle misure adottate per garantire che chi opera nel settore abbia competenze verificate e certificate istituzionalmente.

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Autore

  • Francesco Polimeni è un esperto riconosciuto nel campo del Technical Surveillance Counter Measures (TSCM), con oltre trent'anni di esperienza nel settore della sicurezza e del controspionaggio.

    Dopo una carriera come agente della Polizia di Stato, ha fondato Polinet S.r.l. a Roma, un'azienda leader nelle bonifiche elettroniche e nella vendita di dispositivi di sorveglianza.

    Dal 2001 è Amministratore Unico della Polinet S.r.l., tra le società leader in Italia esperte in tecnologie di Controsorveglianza e Anti Intercettazioni.

    La sua specializzazione include la bonifica di microspie in ambienti privati e professionali, nonché la rimozione di localizzatori GPS nascosti nei veicoli.

    Polimeni è anche un volto noto nei media italiani, avendo partecipato a numerose trasmissioni televisive di rilievo come "Porta a Porta" e "Matrix", dove è spesso invitato come esperto per discutere di tematiche legate alla sicurezza delle informazioni e al controspionaggio.

    La sua attività non si limita alla capitale; infatti, offre i suoi servizi di bonifica in tutta Italia, mantenendo un alto livello di riservatezza e professionalità in ogni intervento.

    Francesco Polimeni è iscritto al Ruolo Periti ed Esperti dalla C.C.I.A.A. di Roma al numero *** RM-2368 *** quale "Esperto in Sistemi di Prevenzione del Crimine".

    Competenze chiave:

    - Bonifiche elettroniche e rimozione di dispositivi di sorveglianza

    - Consulenze tecniche per la prevenzione del crimine

    - Utilizzo di tecnologie avanzate per il rilevamento di localizzatori GPS

    - Esperienza pluriennale nel settore TSCM e controspionaggio

    Titolare della Licenza Ministeriale ex Art. 28 T.U.L.P.S., rilasciata dalla Prefettura di Roma, che autorizza la vendita e manutenzione di materiale per le Forze Armate e le Forze di Polizia. Certificato NATO NCAGE AL332 nel NATO Codification System, riconosciuto come fornitore ufficiale per le Amministrazioni della Difesa e gli Enti Governativi NATO. Qualificato MEPA/Consip e iscritto all'Albo Fornitori Carabinieri e al registro del Ministero della Difesa.

    - Licenza Ministeriale ex Art. 28 T.U.L.P.S.
    - Certificazione NATO NCAGE AL332
    - Fornitore qualificato MEPA/Consip — Ministero della Difesa
    - Albo Fornitori Carabinieri

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