Intercettazioni Telefoniche: Le Ultime Novità nel Contesto Giudiziario Italiano

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Intercettazioni telefoniche sono uno strumento fondamentale per le indagini giudiziarie. Tuttavia, la loro gestione e utilizzo sollevano questioni delicate in termini di privacy e diritti civili. In Italia, la disciplina delle intercettazioni telefoniche è stata recentemente oggetto di importanti modifiche legislative.

La Riforma Orlando

Nel 2017, la legge n. 103 ha avviato una significativa riforma della disciplina delle intercettazioni telefoniche, conosciuta come “Riforma Orlando”. Questa riforma è stata attuata attraverso il decreto legislativo n. 216 del 2017. Tuttavia, l’entrata in vigore della riforma è stata più volte rinviata, fino all’adozione del decreto-legge n. 161 del 2019, che ha apportato ulteriori modifiche alla riforma.

La riforma ha introdotto il reato di “diffusione di riprese e registrazioni fraudolente” per punire chi registra conversazioni private all’insaputa dell’interlocutore con l’intento di danneggiare la sua reputazione. Ha inoltre rafforzato la tutela della riservatezza delle comunicazioni tra avvocato e assistito, vietando la trascrizione di queste comunicazioni.

 

Un altro aspetto importante della riforma è la procedura di selezione delle intercettazioni. La riforma ha disciplinato la fase del deposito dei verbali e delle registrazioni, offrendo alle parti la possibilità di prenderne cognizione, e la fase dell’acquisizione del materiale intercettato al fascicolo delle indagini. Quest’ultima segue una duplice procedura a seconda che le intercettazioni debbano o meno essere utilizzate per motivare una misura cautelare.

La riforma ha anche introdotto disposizioni relative alle intercettazioni tra presenti mediante immissione di captatori informatici in dispositivi elettronici portatili (c.d. trojan). Queste intercettazioni sono consentite nei luoghi di privata dimora solo quando vi è fondato motivo di ritenere che ivi si stia svolgendo un’attività criminosa.

Infine, la riforma ha semplificato i presupposti per disporre le intercettazioni nei procedimenti per i reati dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione, quando tali reati siano puniti con pena detentiva non inferiore nel massimo a 5 anni.

Tuttavia, l’entrata in vigore della riforma è stata più volte rinviata, fino all’adozione del decreto-legge n. 161 del 2019, che ha apportato ulteriori modifiche alla riforma.

Il Decreto-Legge n. 161 del 2019

Il decreto-legge n. 161 del 2019 ha introdotto diverse novità nella disciplina delle intercettazioni telefoniche. Tra le modifiche più rilevanti, il decreto-legge ha esteso il divieto di pubblicazione a tutte le intercettazioni non acquisite al procedimento, ha inserito nel catalogo dei reati per i quali sono ammesse le intercettazioni anche i delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dall’art. 416-bis c.p. (associazione di tipo mafioso), e ha introdotto la possibilità per il giudice, con il consenso delle parti, di disporre l’utilizzazione delle trascrizioni delle registrazioni già effettuate dalla polizia giudiziaria nel corso delle indagini, senza procedere alla trascrizione integrale attraverso perizia.

Le Modifiche al Codice di Procedura Penale sulle intercettazioni telefoniche

Il decreto-legge n. 161 del 2019 ha apportato anche importanti modifiche al codice di procedura penale. Tra queste, ha esteso la possibilità di usare i risultati delle intercettazioni in procedimenti penali diversi rispetto a quello nel quale l’intercettazione è stata autorizzata, purché si tratti di uno dei reati per il quale il codice consente l’uso di questo mezzo di prova. Inoltre, ha consentito l’utilizzabilità dei risultati delle intercettazioni effettuate per mezzo del captatore anche per la prova dei reati diversi da quelli per i quali è stato emesso il decreto di autorizzazione, a condizione che si tratti di reati contro la pubblica amministrazione puniti con la reclusione non inferiore nel massimo a 5 anni o dei gravi delitti attribuiti alla competenza della procura distrettuale.

La disciplina delle intercettazioni telefoniche in Italia ha subito importanti modifiche negli ultimi anni. Queste modifiche hanno cercato di bilanciare la necessità di fornire alle autorità giudiziarie gli strumenti necessari per condurre indagini efficaci, con la necessità di proteggere i diritti civ

La Sentenza della Corte di Giustizia Europea

Nel marzo 2021, la Corte di Giustizia Europea ha emesso una sentenza significativa riguardante le intercettazioni telefoniche. Questa sentenza, relativa a un caso in Estonia, ha stabilito due limiti fondamentali per l’accesso ai dati relativi al traffico telefonico e telematico. Prima di tutto, l’accesso deve essere limitato a procedure volte a combattere forme gravi di criminalità o a prevenire gravi minacce alla sicurezza pubblica. In secondo luogo, l’accesso ai dati non può essere diretto da parte del pubblico ministero, che è parte del procedimento penale in fase di istruttoria. Queste limitazioni sono state stabilite per garantire il rispetto dei diritti fondamentali sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

Il Decreto Legislativo n. 216/2017 e la Legge n.7/2019

Nel 2018, la riforma della disciplina delle intercettazioni è entrata in vigore con il decreto legislativo n. 216/2017. Questa riforma ha confermato il ruolo delle intercettazioni come strumento fondamentale di indagine e ha cercato di creare un equilibrio tra la segretezza della corrispondenza e il diritto all’informazione. Tra le disposizioni principali del decreto legislativo, vi è l’introduzione del reato di “diffusione di riprese e registrazioni di comunicazioni fraudolente”, una maggiore tutela della riservatezza nelle comunicazioni tra avvocato difensore e assistito, e una nuova disciplina del deposito degli atti riguardanti le intercettazioni e la selezione del materiale raccolto.

La Legge Nordio sulle intercettazioni telefoniche

Nel dicembre 2022, il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha annunciato al Senato la sua intenzione di proporre una “profonda revisione della disciplina delle intercettazioni”, con l’obiettivo di vigilare “in modo rigoroso su ogni diffusione che sia arbitraria e impropria”. Secondo Nordio, le intercettazioni sono diventate uno “strumento micidiale di delegittimazione personale e spesso politica”.

Nordio ha definito il costo delle intercettazioni come “esorbitante”, con spese che ammontano a “tra i 160 e i 180 milioni di euro l’anno”. Tuttavia, è stato sottolineato che queste spese non sono “soldi buttati”, in quanto le intercettazioni permettono allo Stato di confiscare patrimoni miliardari collegati ad attività criminali, generando un flusso di entrate continuo per le casse pubbliche.

Il Ministro Nordio sta lavorando ad una riforma delle intercettazioni, con l’obiettivo di limitarne l’utilizzo. Questa decisione ha scatenato forti polemiche, soprattutto da parte delle opposizioni. Nordio vorrebbe anche eliminare il Trojan, definito come uno “strumento incivile”. Ha ribadito che la riforma non toccherebbe i casi di mafia e terrorismo, e che le intercettazioni dovrebbero essere utilizzate soltanto “in casi eccezionali di gravissima pericolosità nazionale”.

 

Per Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro, “il ministro della Giustizia sbaglia. L’intercettazione telefonica costa 3 euro al giorno, cioè due caffè in un bar elegante”. Gratteri ha sottolineato l’importanza delle intercettazioni nelle indagini, affermando che “Un mafioso che dice al suo interlocutore ci vediamo al bar oppure al solito posto, per me, investigatore e pubblico ministero, è un dato importantissimo, perché si potrebbe trattare dell’esecutore materiale di un reato”.

La riforma delle intercettazioni proposta da Nordio è ancora in fase di discussione e sviluppo, e continuerà a essere un argomento di dibattito nel panorama giudiziario italiano.

Conclusioni sulle intercettazioni telefoniche

La disciplina delle intercettazioni telefoniche in Italia ha subito importanti modifiche negli ultimi anni. Queste modifiche hanno cercato di bilanciare la necessità di fornire alle autorità giudiziarie gli strumenti necessari per condurre indagini efficaci, con la necessità di proteggere i diritti civili e la privacy dei cittadini. Tuttavia, la questione rimane complessa e delicata, e continuerà a essere oggetto di dibattito e di ulteriori sviluppi legislativi.

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Autore

  • Francesco Polimeni

    Esperto blogger nel settore della sicurezza e della sorveglianza. Condivide la sua vasta esperienza in questo campo, offrendo consigli, approfondimenti e aggiornamenti sulle ultime tecnologie e tendenze in materia di sicurezza e privacy. La sua expertise nel settore è rinforzata dalla sua lunga carriera e dalla profonda conoscenza delle tecniche di sorveglianza e contro sorveglianza.

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