I mille volti dei droni: dalla guerra a Kabul a spie su Hollywood

droni militari

Sui droni militari ormai sapete tutto: controllano con la videosorveglianza, dal cielo, i territori infestati dai terroristi.

Droni militari. Come Pakistan, Afghanistan o Yemen, e li colpiscono dall’alto eliminandoli con precisione millimetrica.

Qualche volta ci sono «danni collaterali», civili coinvolti, cittadini americani uccisi.

E quindi polemiche, che stanno frenando anche la conferma del nuovo capo della Cia John Brennan.

droni militari

La vera novità, però, è che a breve questi oggetti volanti senza pilota invaderanno anche i nostri cieli, per decine di usi privati e civili.

Qualcuno ci vede la minaccia di una società controllata come il Grande Fratello.

Altri pregustano vantaggi così utili per tutti, che sarà impossibile opporsi.

Il primo passo operativo lo ha compiuto giovedì scorso la Federal Aviation Authority, avviando la pratica per individuare sei siti dove si terranno i test per la sicurezza dei droni civili e militari.

La decisione è stata presa per obbedire alla legge già approvata un anno fa dal Congresso, e firmata dal presidente Obama.

Che obbliga la Faa ad aprire i cieli americani al volo di questi droni entro il settembre del 2015.

Le stime variano, ma gli esperti del settore prevedono che entro il 2018 almeno 30.000 droni militari circoleranno in tutto il mondo, di cui la metà negli Stati Uniti.

Al momento è un’industria che vale 6,6 miliardi di dollari, ma secondo la Faa potrebbe salire a 90 miliardi nel giro di un decennio.

La storia  

I droni militari hanno un’origine militare.

Come del resto tante altre cose che oggi fanno parte della nostra vita quotidiana, a partire da Internet.

I tentativi iniziali di svilupparli risalgono alla Prima guerra mondiale, ma l’accelerazione ci fu negli Anni Cinquanta.

Quando le esigenze di spionaggio legate alla Guerra Fredda spinsero l’Air Force a cercare alternative ad aerei come lo U2.

Che infatti venne abbattuto poco dopo sui cieli dell’Urss.

Giustizieri contro Al Qaeda

La tecnologia è sempre migliorata nel corso degli anni, e la guerra al terrorismo seguita agli attentati dell’11 settembre ha esaltato questo tipo di arma.

Prima l’amministrazione Bush, e poi ancora di più quella Obama, hanno usato droni militari.

Predator, Reaper, Global Hawk e altri apparecchi per cercare i terroristi e colpirli.

La conferma di Brennan a capo della Cia è frenata anche dal fatto che ha gestito i droni killer.

Utilizzati in alcuni casi anche per colpire cittadini americani passati con Al Qaeda, come Anwar al-Awlaki e suo figlio.

Di recente l’amministrazione ha fatto conoscere al Congresso le motivazioni giuridiche con cui giustifica queste azioni.

E il modo in cui la Casa Bianca stabilisce la sua lista dei potenziali target.

Le polemiche non finiranno presto.

Anche perché organizzazioni come l’American Civil Liberties Union e personaggi famosi come il professore nero di Princeton Cornel West, accusano il governo di aver commesso crimini di guerra.

Ma il fatto che siano l’arma del futuro ormai è fuori discussione.

Basti sapere che il capo del Pentagono uscente, Leon Panetta, ha appena creato un’onorificienza militare speciale che non richiede atti di eroismo fisico.

Proprio per poter dare medaglie ai manovratori a distanza di queste macchine da guerra.

Guardiani di mandrie  

Anche Internet, però, era stato sviluppato dall’agenzia Darpa per garantire le comunicazioni in caso di attacchi nucleari.

E adesso lo usiamo per comprare i cereali dei bambini dal supermercato virtuale Fresh Direct.

Allo stesso modo, i potenziali usi civili dei droni sono sterminati: controllo dei campi agricoli per irrigarli meglio e delle mandrie di bestiame.

Gestione del traffico automobilistico e della rete elettrica, distribuzione di informazioni ai pompieri in caso di incendi.

Mappature, e poi anche pattugliamento dei confini, caccia ai criminali, e magari scatti scabrosi per i paparazzi.

L’Fbi e Occupy Wall Street  

Questo genere di impieghi, in realtà, è già cominciato, anche in Italia.

Non parliamo solo dei fotografi d’assalto, ma anche dei Sixton-A della Alpi Aviation.

Usati i droni per perlustrare le zone colpite dal terremoto in Emilia.

O dei droni militari che volavano sopra il quartiere San Salvario di Torino per contrastare lo spaccio della droga.

Negli Stati Uniti le missioni private sono vietate, e finora la Faa ha dato solo 345 permessi speciali.

Che sono andati ad agenzie governative, centri di ricerca e dipartimenti di polizia.

Per esempio, il Customs and Border Patrol ha nove Predator che usa per pattugliare il confine col Messico, e intende portarli a 24 entro il 2016.

Nell’arco di soli sei anni, sono serviti a sequestrare 20 tonnellate di droga e arrestate 7.500 persone.

Su questo esempio, anche grazie ai finanziamenti offerti dal Department dell’Homeland Security.

La Canyon County dell’Idaho ha acquistato per 33.400 dollari un Draganflyer X-6 con telecamera spia.

La Mesa County del Colorado ne ha preso per 14.000 un modello più piccolo, e il Seattle Police Department ha investito 41.000 dollari nel suo Draganflyer X-6.

Che però nel frattempo il sindaco ha restituito dopo le proteste dei cittadini.

Il capo della polizia di New York, Ray Kelly, ha detto che li vuole.

Ma forse li ha già usati con l’Fbi per controllare le proteste di Occupy Wall Street.

Anche l’ormai defunto giornale di Rupert Murdoch «Daily» è stato accusato di averli adoperati illegalmente.

Per riportare sulle inondazioni nel Sud degli Usa.

Il futuro prossimo  

Un sito per i test è già operativo alla New Mexico State University, e le regole attuali prevedono che i droni devono dimostrare di essere sicuri.

I droni militari devono volare lontani dagli aeroporti a non più di 122 metri di altezza.

E rimanere sempre in contatto visivo con chi li gestisce.

Il primo passo per lo sviluppo commerciale futuro sono proprio questi controlli programmati dalla Faa, per evitare incidenti.

I droni infatti non hanno piloti a bordo che possano vedere gli aerei all’ultimo istante.

E i meccanismi Gps che regolano le loro rotte possono rompersi o essere boicottati da chi vuole combinare guai.

Quelli militari, infatti, sono criptati e quindi sicuri: quelli civili potrebbero essere manomessi da un qualsiasi hacker.

I droni più piccoli pesano 25 chili.

Ma cadendo su una città o investendo un aereo di linea possono comunque fare danni e uccidere, anche se non sono armati.

In North Carolina, per esempio, dei cacciatori ne hanno abbattuto uno, scambiandolo per un uccello.

L’altro problema centrale, ovviamente, è la privacy.

Nelle settimane scorse Charlottesville, in Virginia, è diventata la prima città americana a vietare i droni.

E molti Stati, dal Montana all’Arizona, stanno limitando e regolando il potenziale uso.

La stessa Faa ha elaborato un codice etico per garantire i cittadini dalle intrusioni.

Ma ormai il Grande Fratello vive già con noi, e difficilmente il suo spettro basterà a fermare i droni.

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