Cloud, un sistema adatto a spiarci

Il mondo virtuale ormai condiziona e comanda le nostre vite. Forse non si tratta di semplici congetture o complottismo qualunquista. Il programma “Cloud”, che troviamo sui nostri I-phone, fornito anche da Google, Microsoft e Facebook, a quanto pare, ne potrebbe essere la prova. Il “Cloud computing” (nube di calcolo) è una combinazione di hardware, software, dati e persone che fornisce servizi online. Non si basa su una costruzione rigida ben predefinita, ma raccoglie informazioni da qualunque luogo virtuale della rete, da qualsiasi pc, notebook, palmare o smartphone. Basta che sia connesso ad internet. Il padre di questo sistema fu  John McCarthy, scomparso nel 2011, che ne ipotizzò un primo studio nel 1960. Ma dobbiamo aspettare gli anni ’90 per vedere messi in pratica i progetti dell’informatico. Per la maggior parte degli esperti del settore, si tratta di una strabiliante innovazione. In poche parole, questo sistema di calcolo rappresenta il compimento del globalismo. Ma c’è chi non la vede in un’ottica estremamente positiva, perché se i Cloud fosse così strutturato, qualunque malintenzionato, che di computer ne capisca molto più degli altri, potrebbe intromettersi nelle nostre vite a suo piacimento. Le conseguenze sarebbero disastrose. Caspar Bowden è uno di quelli che questo “sistema di calcolo” non lo vede di buon occhio e ipotizza che i “malintenzionati” possano agire anche sotto l’autorizzazione di qualche ente più nascosto. Ex consulente del capo della privacy per la Microsoft Europa, Bowden ci mette in guardia riguardo ad un possibile utilizzo improprio del sistema, atto a controllare e spiare le nostre vite. In particolare, Bowden fa riferimento alla possibilità che alcune alte sfere della sicurezza americana possano sorvegliarci nella più totale impunità e semplicità. E i più sorvegliati saremmo proprio noi europei. In realtà, ci saremmo dovuti preoccupare di questa tematica, già dall’approvazione del Patriot Act, usato dagli Usa per ottenere informazioni sui cittadini residenti fuori dal territorio americano. Nel 2008 la storia si ripete con il Foreign Intelligence Surveillance Act (FISA), che legalizzava in maniera retroattiva le intercettazioni e le registrazioni telefoniche senza limiti, ma solo su personale non-statunitense. Si tratta di una legge già promulgata sotto il governo Bush, dopo gli attentati del 2001, e prorogato fino al 2017. In America si è a lungo dibattuto al riguardo, preoccupandosi della privacy dei cittadini. Ma Bowden puntualizza che non sono i residenti americani, sul territorio nazionale, ad essere esposti al pericolo delle intercettazioni, quanto coloro i quali vivono sotto altre giurisdizioni. In particolare, possono essere soggetti a gravi violazioni della privacy tutti quelli a cui è applicabile il sistema “Cloud” (in uso anche dalla Apple). E tutto questo grazie al Fisa, che consentirebbe di entrare nelle nostre vite, attraverso i nostri computer e cellulari. Il motivo sarebbe di poter tenere sotto controllo qualunque cellula terroristica, che possa emulare le stragi dell’11 Settembre. In pratica, potrebbero essere tenuti sotto controllo tutti i cittadini scomodi al governo americano. Secondo Bowden, Cloud è il sistema grazie al quale è costantemente attivo un sistema di sorveglianza di massa, indirizzato con particolare interesse verso noi europei, così da raccogliere dati e documenti. Infatti, è opinione abbastanza comune che, ai grandi vantaggi della nube di calcolo, corrispondano gravi deficit e tutti riguardanti la sfera privata degli utenti. Una delle questioni maggiormente dibattute ultimamente concerne l’ambito delle informazioni sulla sfera sanitaria dei privati cittadini. Inutile dire quali siano le problematiche inerenti a questa tematica. Alcuni tra i difetti più evidenti si riferiscono all’ubicazione dei dati e alla possibilità del controllo investigativo. La prima questione si riferisce alla conoscenza del luogo geografico dove i dati materialmente risiedono e se essi siano sufficientemente protetti. La seconda problematica imputa al controllo investigativo, sulle attività più o meno legali degli utenti, la possibilità che venga usato in modo scorretto. Nulla impedirebbe, a chi di “competenza”, di intromettersi anche nei lati più intimi della vita delle persone. Senza parlare poi delle manovre di mercato che ne potrebbero scaturire. Non si tratta di ipotesi assurde. Basta osservare l’andamento del social network Facebook, dove mettere un “MiPiace” su un link, significa (guarda caso) trovarsi un banner sulla schermata, che pubblicizza proprio l’oggetto del “Like”. Da qui a considerare l’idea che le attività di indagine vengano svolte principalmente da enti e strutture autorizzate (magari governative) il passo è molto breve. Ma se le cose stessero realmente così, verrebbe da chiedersi come mai l’Unione Europea non intervenga, dato che secondo Bowden siamo proprio noi ad essere messi sotto sorveglianza. In realtà, il “Center for the Study of Conflicts, Liberty and Security” ha presentato un rapporto al Parlamento europeo, intitolato “Fighting the Cyber Crime and Protecting Privacy in the Cloud”, in cui si denuncia una grave carenza dei sistemi di sicurezza riguardo la protezione della nostra sfera privata. “La mancanza di vigilanza data dalle autorità europee delegate alla protezione dei dati è semplicemente sconvolgente” si legge nel rapporto. Il resoconto pone l’accento anche su alcune leggi Usa, che autorizzerebbero il governo americano a sorvegliare i dati stranieri, senza che gli utenti interessati ne vengano a conoscenza. Particolarmente interessata alla tematica è Sophia in’t Veld, vicepresidente dell’European Parliament’s Commette on Civili Liberties, Justice and Home Affairs, che denuncia come i problemi del disinteresse di Bruxelles risieda in due fattori determinanti. Il primo è il conflitto di giurisdizioni, che richiederebbe una nuova legislazione in materia. Il secondo, dichiara la In’t Veld, sarebbe di tipo politico. Pochi hanno infatti il coraggio di mettersi contro gli Stati Uniti. La crisi non riveste una chimera sotto il punto di vista esclusivamente economico, ma sta condizionando in maniera determinante anche la politica dei singoli Stati dell’Unione Europea.L’ipotesi che gli americani ci controllino può scadere nel più becero complottismo. Ma bisogna guardare sia ai fatti, sia alle strane leggi uscite dal Congresso per la sorveglianza dei cittadini non-Usa, sia alla “nube informatica” che mette online tutta la nostra vita, rimanendo fortemente carente sul fronte della sicurezza cibernetica. Gli americani non lasciano mai niente in balìa del caso. Tralasciamo per un attimo il sistema Cloud e pensiamo ai nostri cellulari. Molti sanno che la Sim dei nostri telefonini è facilmente rintracciabile. Pochi però sono a conoscenza del fatto che alcuni dei nostri dispositivi possono essere individuabili solamente se al loro interno è inserita la batteria. Sarà un caso che dai nostri I-phone la pila non possa essere rimossa, se non da un esperto?

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