I servizi segreti lanciano l’allarme: “La Cina si sta ‘comprando’ l’Italia”.

«La Cina si sta appropriando dei settori industriali più strategici, approfittando di questo grave momento di crisi, e ora che la conferma ci arriva addirittura dall’intelligence italiana dobbiamo agire per non permettere ai cinesi di “comprarsi” il nostro Paese, lasciando a noi soltanto le briciole». È Questa la reazione dell’europarlamentare toscano Claudio Morganti (ELD) all’allarme lanciato dai servizi segreti italiani che in un’inchiesta, di cui si è data oggi notizia sulla stampa, hanno rilevato il crescente aumento di acquisizioni, da parte di imprese cinesi, di attività strategiche per l’Italia, “target prioritario per la Cina” nei settori del “lusso, dell’automazione industriale, dei beni strumentali e delle tecnologie ambientali”. I servizi di intelligence hanno anche denunciato una massiccia presenza cinese nella riconversione di grandi zone industriali italiane, come il recupero dell’area Falck di Sesto San Giovanni, e il rischio di pericolose speculazioni nel settore immobiliare e dell’industria navale.

«Visto l’allarme lanciato dai servizi segreti, mi viene da pensare all’ingenuità, se così la vogliamo definire, della Regione Toscana e della Provincia di Prato che hanno investito migliaia di euro per la realizzazione a Prato del centro di ricerca sul tessile italo-cinese che non porterà ad alcun risultato se non quello di svendere il know how pratese».

E sugli investimenti diretti della Cina nell’Unione Europea, Morganti ha presentato una interrogazione. «L’indagine dei nostri 007 –spiega – deve spingere l’Italia a reagire, ma anche l’Europa non può restare a guardare. Per questo, ho presentato un’interrogazione alla Commissione europea in cui ho chiesto che vengano forniti i dati precisi sugli investimenti diretti della Cina, in particolare in Italia, e viceversa, per comprendere se vi siano eventuali squilibri commerciali. La deve dirci come dobbiamo difendere le nostre imprese, e soprattutto i nostri lavoratori, di fronte all’avanzata di Pechino.

Spero di non dover aspettare a lungo una risposta – termina l’eurodeputato –, perché quando si tratta di sembra che la Commissione sia un po’ lenta nel fornire indicazioni concrete. Ad esempio, riguardo ad un’interrogazione dello scorso maggio, in cui chiedevo quanto debito pubblico italiano fosse in mano ai cinesi, l’Esecutivo Ue non è stato in grado di fornire l’importo o la percentuale del debito degli Stati membri detenuto dalla Repubblica popolare cinese».

Fonte Gonews

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